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Regione, si parte ma è subito in salita

ROMA ZINGARETTI

ROMA Il primo giorno di lavoro per la Giunta guidata da Nicola Zingaretti, riconfermato alla guida del Lazio, rifletteva ieri mattina i malumori in seno alla sua maggioranza, con Liberi e uguali che si limiterà a un appoggio esterno al governo della Regione.

A scatenare l’allontanamento di Leu, il mancato accordo sul nome dell’assessore al Lavoro, che il partito aveva rivendicato. Al suo interno Leu aveva espresso due nomi, Paolo Cento e Piero Latino, uno espressione di Sinistra italiana, l’altro di Movimento democratico e popolare. Quando le due correnti hanno chiesto a Zingaretti di esprimersi sul nome, il governatore ha rimandato al mittente la scelta. Da lì è nata la crisi, nonostante il tentativo del consigliere di Leu Daniele Ognibene (unico eletto) di trovare una sintesi proponendo come assessore al Lavoro Claudio di Bernardino, già segretario della Cgil nel Lazio. Tentativo naufragato e che ha subito messo in crisi il modello politico di Zingaretti, che era riuscito a tenere unite le anime della sinistra in campagna elettorale. 

E ieri nel suo discorso di insediamento, il neogovernatore, si è detto subito disponibile ad un confronto con le opposizioni sui vari punti del programma e sulle convergenze da cercare e trovare in particolare sulla sanità, che uscirà dal commissariamento alla fine del 2018.

 

 

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