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Willem Dafoe: «Vi mostro l’altra faccia della Florida»

Cinema/Un sogno chiamato Florida

ROMA Non ha mai avuto paura di spogliarsi e rivestirsi di abiti scomodi, di tentare ruoli  («Sono  in qualunque tipo di creatura mi venga affidata») e, dopo 40 anni di carriera, la sola cosa che lo agita è l’età. «Chiamatemi in ogni modo, ma non vecchio», ripete Willem Dafoe. E non scherza.

Così come non scherza quando racconta il suo ultimo film, “Un sogno chiamato Florida” (da oggi in sala, by Sean Baker) che gli è valso una nomination agli Oscar: «Vedrete una Florida molto diversa da quella che immaginate o conoscete. Una Florida dei poveri che sfiora quella dei ricchi, a cui io mi sono avvicinato ascoltando molte storie. Una Florida stretta in un complesso residenziale per meno abbienti, un enorme motel low cost a Orlando in cui si agitano tanti bambini che nel periodo delle vacanze estive non hanno molto da fare e guardano alla Disneyland dei ricchi, al di là della strada». 

È questa l’immagine dell’altra America e, oltre a Dafoe qui portiere e tuttofare dello stabile, sono i bambini a rimandarcela.

Cosa ha significato per l’attore lavorare con loro? «Trovarmi davanti a non professionisti capaci però  di lavorare con una libertà che nessun adulto possiede, portando ogni volta davanti alla macchina da presa un mondo a parte, mi ha trasmesso una grande energia che fa bene. Ma il fascino sta anche nel mix di non attori e di gente che davvero vive nel palazzo in cui lo spettatore la vedrà,  in quelle durissime vite».

SILVIA DI PAOLA

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