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I riflettori di Libera contro il caporalato

ECOMAFIE PIEMONTE

TORINO Dopodomani 65 pullman porteranno quasi ottomila persone a Saluzzo (Cuneo). Qui Libera Piemonte ha organizzato la marcia regionale in memoria delle vittime innocenti delle mafie, mentre la manifestazione principale sarà a Foggia, terra della Sacra Corona Unita, ma anche di caporalato, sfruttamento dei lavoratori migranti.

«Quando è stata scelta Foggia, noi di Libera Piemonte abbiamo pensato a Saluzzo» spiega Maria José Fava, referente regionale dell’associazione antimafia fondata da don Luigi Ciotti, la quale aggiunge: «Tra poche settimane qui arriveranno molti uomini da tutto il mondo per lavorare. Lì vogliamo accendere una luce sull’accoglienza, il lavoro nero, il caporalato e le agromafie». Con quest’ultima parola si intende «quel fenomeno trasversale che riguarda tutto il percorso che porta i cibi sulle nostre tavole, dallo sfruttamento del lavoro alle violazioni delle regole nell’agricoltura e nell’allevamento, passando per la distribuzione (a volte usata per coprire i traffici di droga) e la gestione di certi mercati in mano alla criminalità».

Le irregolarità locali
Anche in Piemonte esiste una forma di caporalato agricolo: è diffuso soprattutto nel Saluzzese, dove si raccoglie la frutta, e a Canelli (Asti), per il lavoro nelle vigne. «È uno sfruttamento di tipo diverso» afferma Fava, che spiega: «È fatto di lunghe giornate di lavoro, con l’accoglienza in luoghi degradati». Ma Saluzzo non è soltanto questo: «Qui è nato il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso 35 anni fa, e qui nel 1987 è stato ucciso Amedeo Damiano, dirigente dell'Ussl vittima della corruzione e della malasanità». Due vittime che saranno ricordate mercoledì.

ANDREA GIAMBARTOLOMEI

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