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Vite a bassa risoluzione nel pianeta digitale

Libri/Massimo Mantellini

Una vita a “Bassa risoluzione”, è quella descritta da Massimo Mantellini, uno dei massimi esperti italiani di cultura digitale nell’omonimo pamphlet  appena uscito da Einaudi (p 144, euro 12). Un viaggio nello smarrimento del mondo dopo la rivoluzione tecnologica, invaso dalla quantità dei dati, a scapito della qualità, dalla superficie a danno della profondità. Mantellini lega il mondo dei selfie da smartphone ai mobili Ikea, i graffiti effimeri di Banksy all’informazione low cost. Quello che ci invita a fare è però non rifugiarci nella restaurazione e nella nostalgia della realtà analogica, ma cambiare paradigma: «Abbiamo scelto di usare i telefonini per raccontare il mondo: le nostre foto non hanno la qualità di una reflex, ma di uno stesso bellissimo tramonto abbiamo centinaia di foto, quindi un’immagine più completa».

Per tutta una corrente di pensiero internet ci rende più stupidi, concorda?
No, ma certamente diversi. La tecnologia influenza la nostra vita e negli ultimi anni abbiamo optato per  una scelta di riduzione e semplificazione: per esempio abbiamo tantissima informazione, molta più di prima, ma spesso leggiamo solo i titoli.

Come si fa a non soccombere?
Non bisogna avere un atteggiamento moralistico. C’è una domanda educativa, io sostengo da anni la necessità di un’alfabetizzazione digitale che faccia parte delle nostre scuole, mentre noi siamo in fondo alle classifiche europee.

Chi governa questi processi, la politica?
Anche la comunicazione politica viaggia molto verso la bassa risoluzione, si ragiona per slogan, si attacca gli avversari. Sta a ciascuno di noi essere più esigenti: opporsi alla bassa risoluzione non significa opporsi alla tecnologia, ma imparare a usarla meglio, interpretare diversamente gli strumenti digitali affinché il nostro approccio sia più approfondito possibile.

PAOLA RIZZI @paolarizzimanca

 

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