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Claflin: «Questo thriller va oltre luogo e tempo»

Cinema/Rachel

ROMA L'innocenza di Sam. Abbiamo visto Sam Claflin correre in “Hunger Games”, agitarsi tra i “Pirati dei Caraibi” e morire per scelta in “Io prima di te”. Ora lo ritroviamo candidamente sospeso sull'orlo di un baratro. Contro tutto e tutti. Soprattutto contro la donna che, nell'ordine, odia, ama e di nuovo odia.

Lei  ha il volto di Rachel Weisz in  “Rachel” (da mercoledì in sala) firmato da Roger Michell e girato, in parte, in un'Arezzo irriconoscibile con Pierfrancesco Favino.

Claflin,  perduto e sperduto nel film,  racconta: «Ho amato questo thriller psicologico perché non deve per forza appartenere  a un luogo o a un tempo e lascia spazio all’immaginazione»

Conosceva il romanzo di Daphne Du Maurier? 
Non l'avevo letto e il regista mi ha imposto di non farlo. Del resto, non sono un grande lettore. Però ho percepito subito che questa era una storia più adulta di altre interpretate.

Cosa l'ha più colpita di questo strano giovane uomo? 
Il suo carattere, semplice e poco sfaccettato. Non ha nessuna esperienza in fatto di donne, non ha avuto una madre che lo ha cresciuto e quindi non capisce nulla di quello che accade quando si trova davanti una donna misteriosa e forte.

Cosa pensa piacerà di più agli spettatori? 
L'ambiguità della storia. L'impossibilità di sapere se la donna è davvero cattiva o se è solo una giovane che tenta di sopravvivere in un mondo duro. Un'ambiguità che ti lascia sospeso sino alla fine.

SILVIA DI PAOLA

 

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