Fatti&Storie

Tra Di Maio e Salvini sfida sui programmi

DOPO IL VOTO

ROMA La XVIII legislatura prenderà il via ufficialmente venerdì 23 marzo, quando si riunirà per la prima volta il nuovo Parlamento, ma i giochi sembrano ancora aperti e gli accordi labili. Il M5S ha rilanciato l’appello alla responsabilità: «Abbiamo bisogno di un Governo al servizio della gente - ha detto Luigi Di Maio - c’è la concreta possibilità di un’occasione storica irripetibile per cambiare le cose e rimettere l’Italia nei binari giusti». E Di Maio è già sceso sul piano programmatico: «Al primo posto eliminazione della povertà con il reddito di cittadinanza, poi una manovra fiscale shock per creare lavoro, un welfare alle famiglie per far ripartire la crescita demografica, lotta alla corruzione, eliminazione della burocrazia inutile e rispetto dell’ambiente». Ma solo un Governo formato rapidamente e un conseguente inserimento nel Def - da chiudere entro il 10 aprile - potranno trasformare questa lista in azioni concrete.

«Meno tasse più lavoro»

Mentre il presidente del Pd, Matteo Orfini, ribadisce che il partito deve stare all’opposizione («perchè ha perso le elezioni e la Lega e il M5S possono governare insieme perchè hanno profili sovrapponibili»), anche il leader leghista Matteo Salvini parla di programma. «Proporremo agli italiani una manovra economica fondata sul principio meno tasse più lavoro - ha detto ieri - a differenza di quanto vorrebbero a Bruxelles». Salvini ribadisce il suo «no ai pateracchi e ai minestroni, ma il programma è a disposizione di tutto il Parlamento. Io sono a disposizione, ma non sto smaniando per diventare premier. Lo prendo come un servizio».

Clima da resa dei conti al Nazareno

Oggi l’attesa prima riunione della direzione Pd del “post Renzi”: il parlamentino dem si riunisce per decidere il percorso da intraprendere dopo la sconfitta. «Non credo che Renzi sarà presente in direzione», ha detto il presidente del partito Matteo Orfini, che ha pure ricordato che la squadra che salirà al Colle per le consultazioni sarà formata dal presidente, dai capigruppo e dal vicesegretario. La direzione deve scegliere tra due opzioni: segretario eletto in assemblea (a maggioranza renziana) ad aprile o segretario eletto alle primarie nel 2019? La prima opzione, per la quale si schiera la maggior parte del gruppo dirigente, darebbe al Pd un segretario “a tempo”, il cui mandato scadrebbe tra un anno. La seconda opzione prevede un traghettatore, individuato nel vice segretario Maurizio Martina per guidare il partito fino al congresso del 2019.

METRO

Articoli Correlati
Fatti&Storie