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Giordana: «Contro l’omertà verso la violenza sulle donne»

Cinema/Nome di donna

ROMA Arriva al cinema nel giorno della Festa della Donna e nell’anno del “#metoo” ma Marco Tullio Giordana al suo ultimo film, “Nome di donna”, ci pensava da molto tempo. 

«Da più di un paio di anni - spiega il regista -, da quando mi fu proposta una sceneggiatura che toccava un problema sempre esistito ma di cui allora non si parlava come oggi, quello delle molestie sul posto di lavoro. Mi interessava perché affrontava il tutto dal punto di vista della psicologia femminile e non solo come denuncia militante. Parlo di omertà da sempre, ho cominciato parlando di omertà mafiosa ne  “I cento passi” e continuo oggi perché la molestia non fa parte della guerra tra i sessi: è un problema di potere e basta e riguarda non solo i rapporti tra uomo e donna ma anche tra donna e donna, uomo e uomo, prete e bambino. Riguarda tutti quelli che hanno potere. Le  donne che hanno subito questo tipo di violenza, però, sono un numero così alto da farci pensare che è una cosa drammaticamente  radicata».

E sulla protagonista, interpretata da Cristiana  Capotondi, Giordana afferma: «È Una donna che vuole solo continuare a lavorare in nome della sua indipendenza economica e che non vuole rinunciare a denunciare. Oggi  si sta rompendo un silenzio secolare. Un passo avanti se penso che anni fa mi chiedevo se un film su questo tema poteva avere un pubblico.

SILVIA DI PAOLA

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