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Allerta cyber sul voto e timori per l’Isis

Sicurezza

ROMA «Gli strumenti cyber possono svolgere un ruolo nel periodo elettorale. Noi saremo sempre attenti e presenti e metteremo a disposizione le nostre capacità e la nostra organizzazione per far sì che sia la propaganda sia le votazioni non subiscano influenze negative». Così il direttore generale del Dis, Alessandro Pansa, alla presentazione della Relazione annuale dei Servizi di intelligence. Nella quale si accende un faro sul «filone delle campagne di influenza che, prendendo avvio con la diffusione online di informazioni trafugate mediante attacchi cyber, hanno mirato a condizionare l’orientamento e il sentiment delle opinioni pubbliche, specie allorquando queste ultime sono state chiamate alle urne».

La minaccia digitale

Sul web, però, la minaccia più significativa «è rappresentata ancora dallo spionaggio digitale», mentre crescono le preoccupazioni sulle criptovalute con «criticità legate ad un loro potenziale utilizzo a fini di riciclaggio, evasione fiscale, esportazione illecita di capitali e finanziamento al terrorismo». Sul piano interno resta alta la guardia nei confronti della destra radicale e xenofoba che, secondo la relazione dei Servizi, «dimostra un dinamismo crescente, con la nascita di nuove sigle cui aderiscono soprattutto fasce giovanili». Monitoraggio anche a sinistra sui circuiti anarco-insurrezionalisti che «si sono dimostrati determinati a rilanciare l’area sul piano operativo».

E quella jihadista

Un capitolo importante è dedicato ai flussi migratori. «Rispetto agli arrivi dalla Libia - avvertono gli 007 - quelli originati dalla Tunisia e dall’Algeria sono essenzialmente autoctoni e prevedono sbarchi “occulti”, effettuati sottocosta per eludere la sorveglianza marittima aumentando con ciò, di fatto, la possibilità di infiltrazione di elementi criminali e terroristici». A questo proposito in Italia la minaccia del terrorismo jihadista «rimane concreta ed attuale, diffusa e puntiforme», e per questo «tanto più imprevedibile». Indagini, provvedimenti di espulsione e arresti concorrono a delineare i tratti di una realtà radicalizzata etnicamente e geograficamente trasversale. «Quella dell’estremismo jihadista resta una minaccia di prima grandezza - conclude il rapporto - ancora in grado di colpire l’Occidente, e soprattutto l’Europa».

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