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Del Toro: La mia favola contro il cinismo degli uomini

La forma dell'acqua/Guillermo Del Toro

CINEMA La favola dell’amore (im)possibile tra una giovane muta e una curiosa creatura marina che gli uomini sono pronti a sacrificare in un laboratorio di Baltimora, in piena Guerra Fredda. Il sempre grande Guillermo Del Toro ci racconta la diversità, l’esclusione, la marginalità declinata in una delle più belle favole degli ultimi decenni cinematografici. È tutto questo, e molto di più, La Forma dell’acqua, già premiato al festival di Venezia e ai Golden Globe, in pole position nella corsa agli Oscar con ben 13 nomination e appena arrivato nelle nostre sale. «È un omaggio all’amore e al cinema, con uno sguardo al melodramma messicano – dice Del Toro –. In questo mondo di odio, non ho dubbi sul fatto che i veri mostri sono gli uomini ossessionati dalla perfezione, i tanti che non tollerano difetti, diversità. È ciò che mi spaventa di più nella vita reale».

L’America di quegli Anni ‘60 le fa paura come quella d’oggi?
Allora c’era razzismo, classismo, guerra e violenza e oggi c’è allo stesso modo razzismo, odio vero i neri, i messicani e ogni diverso. Trump, poi, è l’immagine di questa America».

Quindi una favola per raccontare la mostruosità del reale?
Una favola come antidoto al cinismo degli uomini e invertendo i ruoli: qui il mostro è la positività, l’amore, il vero eroe mentre gli uomini sono i fabbricanti d’odio. E per avere un equilibrio tra fiaba e realismo ho usato un elemento come la sensualità. Fondamentale.

 

SILVIA DI PAOLA

 

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