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Caravaggio al cinema ha la voce di Manuel Agnelli

Cinema/Caravaggio

ROMA Tenebre profonde e luce accecante. Pittura e tormento. La spada, le donne, le prostitute, il gioco, il sangue. Ecco il Michelangelo Merisi di “Caravaggio. L’anima e il Sangue”, dal 19 in sala in oltre 300 copie, prodotto da Sky e Magnitudo, distribuito da Nexo e  pronto a fare il giro del mondo.

Per il critico Claudio Strinati, che lo presenta nel film, è «una sorta di Batman del passato che combatte sempre col buio che ha dentro e che, come il supereroe, non ha superpoteri ma cerca di costruirli con le sue opere».

A dargli la voce c’è Manuel Agnelli: «È un artista libero, cosa che lo rende moderno. Oggi è una situazione rarissima: nessuno abbraccia una sua verità ed è così tanto pronto a difenderla. È anche un artista contraddittorio e per questo mi ritrovo in lui, così come capisco i suoi problemi con i committenti, anche se almeno io non rischio la testa. Dargli  voce  è stata una cosa diversa da quella che faccio di solito: mi ha emozionato molto».  

Sarà, allora, perché non esiste  un artista  altrettanto contemporaneo e inquietamente rock nonostante arrivi dal passato remoto come lui o perché il fine è entrare nelle visualità delle sue opere attraverso la sua psiche; il risultato non è un biopic, più o meno didascalico, ma, come dice il regista Jesus Garces Lambert «una storia che senti con la pancia prima che con tutto il resto, una storia in cui ognuno può ritrovarsi».

SILVIA DI PAOLA

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