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La Babele del fisco infiamma la scena

Elezioni 2018

Roma Il fisco al centro della campagna elettorale. E non mancano i motivi. La Fondazione nazionale dei commercialisti ha messo in fila una serie di dati riferiti all’ultimo decennio per evidenziare la Babele cui ci si trova di fronte: numero eccessivo di adempimenti con scadenze ravvicinate; proliferazione di istruzioni di difficile comprensione emanate in prossimità - se non dopo - le scadenze di legge; continue modifiche e rimaneggiamenti delle norme fiscali e continua richiesta di dati talvolta già in possesso dell’Amministrazione Finanziaria. 
E di economia e fisco si parla molto in campagna elettorale. Il centrodestra ha fatto della flat-tax la sa bandiera, e Berlusconi ieri ha insistito su questo: «Vogliamo approvare prima dell’estate un pacchetto di provvedimenti shock per l’economia», tra cui «la flat tax, il reddito di dignità, l’aumento delle pensioni minime a mille euro e la pensione per le mamme oltre alla totale detassazione e decontribuizione per 6 anni delle nuove assunzioni di giovani disoccupati». Pre RenatoBrunetta obiettivo prioritario è «la semplificazione fiscale, choc fiscale con la flat tax, pagare meno per pagare tutti». Resta la divisione fra Forza Italia e Lega: la prima vuole la flat tax al 23%, la seconda al 15.
Un sistema ingiusto, per il centrosinistra, perché fa pagare ai più deboli quanto ai più ricchi. Per Paolo Gentiloni «non bisogna smettere l’impegno di rigore, di serietà e riforme. Di tutto ha bisogno il nostro Paese tranne che buttare alle ortiche quanto fatto». «C’è un Paese che ha fiducia sul fatto che l’economia possa creare opportunità sociali e di lavoro. L'importante è che il cammino prosegua e l’Italia non vada fuori strada», afferma il premier. 
Intanto i 5 Stelle sono alle prese con lo scandalo rimborsopoli, che avrebbe creato un buco da un milione di euro nei conti per soldi mai versati dai parlamentari. Oggi tutti i parlamentari dovranno presentare la loro documentazione per le verifiche. «Chi sbaglia da noi paga», afferma il candidato premier Di Maio. Ma gli avversari attaccano: malafede, moralismo e dilettantismo. «Non ci avete fatto niente», replica Di Maio. 

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