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I poster elettorali spariti dalla città

ROMA ELEZIONI

ROMA Dal centro alla periferia, la politica “vecchia maniera” è sempre più stretta tra l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e l’avvento dei social, che hanno spostato il confronto e le campagne elettorali sul web.

La conseguenza tangibile di questi elementi è ben visibile sulle strade di Roma: i bandoni elettorali che dal 1946 accompagnano le elezioni politiche e amministrative in questi giorni sono sempre più sguarniti. Per legge devono essere allestiti, ma a meno di tre settimane dalle elezioni politiche, e nel caso di Roma anche delle regionali, un po’ ovunque si assiste a queste distese di vecchie lamiere arrugginite che conservano brandelli di vecchi (a volte vecchissimi) manifesti: i segni dei gloriosi anni in cui i partiti e i loro militanti si sfidavano a colpi di colla e pennello per affiggere il loro simbolo o il faccione del loro candidato.

E pensare che lo scorso 22 gennaio la giunta capitolina aveva deliberato una drastica riduzione degli stalli elettorali, prendendo atto della “crisi” dei tradizionali manifesti: 666 postazioni contro le 1.400 delle precedenti elezioni. Un provvedimento che non è servito a riempire i bandoni, a loro modo gloriosi ma per alcuni antiestetici: A Collle degli Abeti il comitato di quartiere che lamenta la mancanza di interventi pubblici su strade e illuminazione, ha chiesto al Comune di rimuovere gli stalli.

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