Spettacoli

Stanley Tucci: Io, Giacometti e l’arte

Final Porttrait/Armie Hammer/Geoffrey Rush

CINEMA Dice che i biopic non gli piacciono e, imbattendosi nella storia di un ritratto che Alberto Giacometti, artista e scultore e pittore e uomo sempre al di là delle regole, voleva fare a un giovane amico americano di passaggio a Parigi, Stanley Tucci ha trovato il frammento di vita perfetto attraverso cui raccontare l’uomo e il genio di Giacometti. E da qui, Final Portrait. L’arte di essere amici (da oggi in sala) col premio Oscar Geoffrey Rush nei panni dell’artista e il bellissimo Armie Hammer in quelli del modello per caso.

Del resto per Tucci è chiaro...
Spesso sono le piccole cose che ci danno un’idea vera delle persone.

E lei che idea si è fatta di Giacometti?
Di un uomo che ha dedicato tutto se stesso al suo lavoro e che, per creare, aveva bisogno di vivere come un adulto-bambino, attorniandosi di persone che gli permettevano di farlo.

E il suo rapporto con l’arte?
Vengo da una famiglia di artisti perché mio padre insegnava arte a scuola ed era un artista. Sono cresciuto nell’arte e ho viaggiato in Italia e imparato ad apprezzare il Rinascimento da subito.Io stesso ho studiato disegno.

Ha avuto qui, anche solo per un minuto, la tentazione d’interpretare?
Sì, ci ho pensato ma poi ho riflettuto sul fatto che il film ne avrebbe sofferto: dirigere se stessi è uno sforzo enorme e avrebbe tolto spazio ad altre cose.

Cosa la spinge alla regia?
Il desiderio di raccontare una storia a modo mio, solo partendo dal mio sguardo.

 

SILVIA DI PAOLA

 

Spettacoli