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Il Super Bowl agli Eagles Brady, anatomia di una sconfitta

Super Bowl

FOOTBALL AMERICANO E tanti saluti a Tom Brady, stavolta. I Philadelphia Eagles sono da ieri sul tetto del mondo. Hanno battuto (41-33) i titolatissimi pluricampioni dei New England Patriots nella finale del campionato Nfl. Un Super Bowl dove partivano come al solito da sfavoriti, da “underdog”. Il Super Bowl (oltre che su Premium) è stato  trasmesso in Italia su Fox Sports in un programma molto seguito anche sui social all’hashtag #NflFoxItalia, e che ha avuto tra i commentatori un ospite davvero d’eccezione: il centrocampista dell’Inter, Borja Valero, grande appassionato del pallone ovale d’oltreoceano. Un Super Bowl consegnato alla storia non per chi ha vinto, ma per chi ha perso. E per come lo ha fatto. Già, perché il flop di Tom Brady, il più famoso giocatore in attività, con il pallone perso sul possesso decisivo, è la dimostrazione che anche i migliori possono sbagliare. Consegnando la vittoria agli underdog, appunto.  

Brady è il Ronaldo del football per capirci, con cinque Super Bowl conquistati, bello come il sole, ricco come un faraone, marito della top model Gisele Bundchen: insomma Brady è un  vincente. Gli mancava solo un ultimo passo per la gloria eterna: chiudere la rimonta dei Patriots dal -10 (19-29) nella notte in cui ha siglato il record di yard lanciate (505) nella storia del Super Bowl. Solo un anno prima aveva compiuto una impresa molto simile. E invece niente, benvenuto tra gli umani: a due minuti dalla fine, Brady si è fatto togliere la palla dalle mani da un Brandon Graham qualunque. «Tornerò, ci riproverò» ha detto il Fenomeno, che vivrà la prossima stagione da quarantunenne. Una sfida lanciata ancora prima di uscire dallo stadio di Minneapolis, che suona come un grido di battaglia.

METRO

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