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Ligabue: In Made in Italy do voce a chi non sa urlare

Accorsi/Ligabue/Smutniak/ChicoDeLuigi

CINEMA Il punto è chiaro: «Ci metti un minuto a farti andar bene tutto». Riparte da qui Luciano Ligabue, un  paio di decenni da Radiofreccia e una nuova storia Made in Italy come recita il titolo del film che sarà in sala da giovedì, protagonisti Stefano Accorsi che sottolinea come «nulla succede di particolare nella vita del personaggio ma ciò che conta è il cambiamento del punto di vista, così lui si rigenera e questa è la cosa forte del film, forte e raramente raccontata» e Kasia Smutniak  che giura di essersi ispirata «alla forza delle donne, delle donne che nei momenti difficili sanno prendere decisioni e non hanno paura di farlo». E film che fissa riflettori, emozioni e grida su quello di cui parliamo quando parliamo di cambiamento che «è il movimento naturale della vita, noi cambiamo di continuo, cambia il nostro modo di vedere le cose, il modo in cui reagiamo agli eventi ma è anche qualcosa cui spesso cerchiamo di resistere», dice Ligabue che racconta di «aver ricominciato solo oggi perché solo oggi avevo qualcosa da dire».
Partendo da cosa?
Dal mio amore per l’Italia che non viene meno nonostante la frustrazione per tutto ciò che non va e per i problemi che non si risolvono. Ho tentato di raccontarlo attraverso gli occhi di uno che vive la sua vita normale con meno privilegi di me. Volevo dar voce a chi di solito non l’ha e non sa urlare.

Ma lei volerebbe via dall’Italia come il protagonista?
No, non lo farei.

 

SILVIA DI PAOLA

 

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