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Carletti: «Noi siamo Nomadi Dentro»

Roma/Musica

ROMA «Sono 55 anni che suoniamo e facciamo canzoni, praticamente come i Rolling Stones. Seguiamo sempre la solita direzione, vogliamo continuare a essere leali e ad essere noi stessi». Parola di Beppe Carletti, fondatore nel 1963 - con il leggendario Augusto Daolio - dei Nomadi, una delle più longeve band italiane, fra le prime a dare  dignità artistica ed espressiva alla canzone.

Il gruppo - terza band italiana per vendite dopo Pooh e Ricchi e Poveri - sarà sabato alle 21 sul palco del Parco della Musica per presentare tutti i brani più significativi del proprio repertorio e le canzoni del nuovo lavoro discografico “Nomadi dentro”. 

«È un album nato anche grazie alla presenza del nostro nuovo cantante, Yuri Cilloni - spiega Carletti - un nuovo nomade che ha portato una ventata di freschezza alla band e a questo nostro nuovo capitolo discografico. Il titolo del disco fa riferimento al fatto che i Nomadi, dopo tutti questi anni, sono dentro a ogni persona, come i tatuaggi che si vedono nel cd, dai bambini agli adulti». 

Del disco fa parte anche “Nomadi”, un brano scritto da Francesco Guccini, che ha più volte collaborato con la band. 

Racconta Carletti: «Francesco ha deciso di scrivere questo brano dedicato a noi e naturalmente l'abbiamo cantato e fatto nostro con molto piacere. La  collaborazione con lui risale al 1967, anno in cui abbiamo pubblicato il 45 giri “Dio è morto”, e poi è proseguita nel tempo».

Da pochi giorni è in radio “Ti porto a vivere”, uno dei brani dell'album.

«È una  canzone in cui c'è tutta la bellezza, la curiosità, la meraviglia che ogni viaggio fisico o immaginario porta con sè - spiega Carletti - il viaggio è una finestra sull'ignoto, una continua ricerca, scoperta, conoscenza di sè e dell'altro. Viaggiare significa non  far mai morire la curiosità, in fondo siamo nati per viaggiare. Il viaggio è l'essenza stessa del vivere».

STEFANO MILIONI

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