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Massimo, il professore: «Ero innamorato»

ISTITUTO MASSIMO

ROMA «Quello che c’è scritto sull’ordinanza è sostanzialmente vero, ma ero innamorato». È questa l’ammissione di M.D. A., l’insegnante 53 enne dell’Istituto Massimo, ora sospeso dal servizio, finito in carcere con l’accusa di sesso e molestie con una studentessa quindicenne.

«Era un rapporto consenziente e mai, in 25 anni di insegnamento, mi è successa una cosa del genere», ha spiegato ieri durante l’interrogatorio di garanzia, davanti alla giudice Annalisa Marzano, nel carcere di Regina Coeli. Secondo Fabio Lattanzi, legale del docente, il professore di italiano «è prostrato, e per questa vicenda ha già tentato il suicidio». «Chiedo scusa a tutti, a cominciare dai genitori della ragazza. Ho tradito me stesso, gli studenti, i miei colleghi e l’istituto - aggiunge il docente - e farei qualsiasi cosa per poter tornare indietro». Il professore avrebbe anche avanzato la richiesta di poter scontare i domiciliari (nel caso gli vengano concessi) presso un convento. Gli incontri segreti tra i due, all’interno di un’aula dell’istituto dove si svolgono le lezioni private, sono andati avanti per mesi, scanditi anche da scambi di messaggi e foto in chat sui cellulari. Gli agenti del commissariato Viminale, raccolta la denuncia di uno dei genitori, hanno avviato le indagini, su delega del sostituto procuratore Stefano Pizza. La giovane, ascoltata in audizione protetta, ha confermato gli incontri ma anche difeso la natura sentimentale della relazione con il professore. «L’indagato, ove libero - si legge nell’ordine di arresto - non perderà occasione per condizionare le scelte della giovane alunna, la quale ha già ampiamente manifestato, nel corso della sua audizione, le straordinarie capacità persuasive dell’adulto insegnante, il quale era riuscito, con accattivante astuzia, a plasmarne la volontà».

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