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Una riserva di neuroni giovani

Ricerca

ROMA. Mentre il colosso farmaceutico Pfizer getta la spugna e decide di rinunciare agli investimenti nella ricerca per il trattamento farmacologico delle malattie degenerative come Alzheimer e Parkinson, una buona notizia arriva dall’Italia, dove il gruppo di ricerca del NICO (Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi) dell’università di Torino ha individuato una riserva di neuroni “immaturi” in zone inedite del cervello.  «Ecco la riserva che può prevenire l’invecchiamento cerebrale», ci spiega Luca Bonfanti, che guida il gruppo di neuroscenziati che hanno collaborato allo studio appena pubblicato sul Journal of Neuroscience.  «Il motivo dell’insuccesso nella cura di questo tipo di malattie è di tipo evoluzionistico, avendo allungato la nostra vita media - continua lo scienziato - e forse la cura non c’è. Non bisogna smettere di cercarla, ma insistere sulla prevenzione è importante e i risultati della nostra ricerca sembrano indicare che questa possa essere la strada giusta».   Le ricerche sulla plasticità cerebrale hanno puntato molto sulla scoperta che il cervello può generare nuovi neuroni (neurogenesi adulta).  Esistono dei neuroni che vengono prodotti prima della nascita ma rimangono in uno stato di immaturità per tempi indefiniti, come cellule “in stand by” in attesa di essere utilizzate. Questi neuroni immaturi sono stati osservati nella neocortex (la parte più recente e più nobile della corteccia cerebrale) prima nei roditori e ora nelle pecore. «La possibilità di disporre di una “riserva” di neuroni giovani all’interno della parte più nobile del cervello è oggi un’allettante ipotesi per il futuro - spiega Bonfanti - soprattutto se pensiamo a possibili ruoli nella prevenzione dell’invecchiamento cerebrale». Come attingervi? «Il passaggio allo stadio maturo è ancora allo studio, ma si pensa che si possa allenare, per esempio con una vita ricca di stimoli, questa riserva di neuroni e prevenire quindi l’invecchiamento precoce». Potrebbero servire a mantenere efficiente il nostro cervello pur allungandosi sempre più l’aspettativa di vita e anche servire a contrastare l’insorgenza di malattie degenerative.

SERENA BOURNENS

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