Fatti&Storie

La web mania Reborn tra psiche e collezionismo

REBORN DOLL

ROMA Morte e rinascita,   tenerezza mista a un brivido di inquietudine si alternano quando si entra nel mondo delle reborn dolls, letteralmente le bambole rinate, così realistiche da sembrare bambini veri e infatti spesso acquistate da chi i figli non li ha avuti o potuti avere, anche se non solo. Un fenomeno nato in America  negli anni Novanta e  che ora  grazie al web sta vivendo un momento di forte espansione anche in Italia.

 Sui social network è tutto un pullulare  di gruppi chiusi in cui le “mamme adottive” (così si chiamano) delle rebon doll si scambiano consigli e si confrontano sulle proprie “figlie”. Per capire meglio il mondo dei bambini in silicone basta fare un giro su Youtube, stracolmo di video in cui   le bambole vengono cambiate (addirittura c’è chi utilizza la Nutella per rendere più realistico il cambio del pannolino), portate a spasso, in vacanza, fatte addormentare e mangiare e anche se spesso c’è l’avviso che si tratta solo di giochi di ruolo  per intrattenere gli utenti, il dubbio che si tratti di qualcosa che vada oltre il gioco resta. Anche perché  quasi sempre le  autrici dei video non sono bambine, ma ragazze o donne adulte, che giocano a fare le mamme.

Non mancano le  riviste online in cui vengono reclamizzati prodotti appositi per le reborn dolls, dalle culle ai ciucci, ai vestitini. Per non parlare poi dei racconti delle affiliate:  dalla ragazza chiamata a fare la baby sitter  che  scopre che la bambina era una reborn. O delle donne che si fanno costruire le bambole con la faccia dei loro figli morti, o dei nipoti quando erano piccoli, tra feticismo e macabra morbosità.  Su tutto a colpire è anche il costo spesso proibitivo di queste  bambole, che partono dai 100 euro e arrivano fino a 20 mila euro. Oltre a quelle di produzione industriale, il cui costo si aggira sui 200 euro, esistono le versioni fatte a mano considerate dai collezionisti alla stregua di opere d’arte, più o meno preziose a seconda dei materiali utilizzati dalle loro creatrici. Le più costose vengono acquistate tramite vere e proprie aste su ebay.

 

Laura Cosentino: «Altro che giocattoli, le mie sono creazioni artistiche»
Considera il proprio lavoro una vera forma d’arte, tanto che le sue bambole non si possono ordinare né comprare normalmente. Si chiama Laura Cosentino, ha 35 anni ed è di Catania: è lei la più famosa creatrice di reborn dolls in Italia. Bambole che possono essere acquistate solo tramite asta on line.

Perché ha iniziato a creare le reborn?
Premetto che fin da piccola  ho sempre avuto la passione per le bambole, il disegno, la pittura e l’arte in generale. Poi 8 anni fa, quando c’erano ancora pochissime informazioni e  i materiali erano scarsissimi, mi sono documentata sul web e sono entrata in contatto con le mie colleghe americane. Negli anni ho studiato e affinato le tecniche, sempre da autodidatta.

Quanto impiega per creare una bambola?
Per ognuna delle mie reborn impiego un mese di lavoro, otto ore al giorno.  Utilizzo i migliori materiali. Basti pensare  che solo per i capelli, fili di lana che faccio arrivare dall’Inghilterra,    devo inserirli nella testa uno per uno con un ago finissimo.

Cosa pensa dei gruppi di Facebook di persone fissate con le reborn?
Guardi, da tanti anni che lavoro con le mie bambole, non mi è mai capitato di avere a che fare con gente che le compra come surrigato dei figli o che va in giro spacciandole per bambini veri. Le mie clienti sono per lo più collezioniste. Per quanto riguarda i video di youtube, poi,  si tratta solo di giochi di ruolo che hanno lo scopo di ottenere quanti più utenti possibile per guadagnare con la pubblicità. Le mie sono bambole che suscitano solo tanta tenerezza.

Qualche richiesta strana?
Due in realtà; una signora americana che voleva due reborn con la faccia dei suoi gemelli morti da piccoli. E una casa di riposo brasiliana che chiedeva delle bambole per la doll terapy con i malati di Alzheimer. Entrambe le richieste non sono state da me accolte, perché io vendo le bambole solo con le aste on line.

Maria Rita Parsi: «Sono un simulacro dell'infanzia»
«L’angoscia della morte è uno dei sentimenti più potenti nella vita e ognuno mette in atto le proprie strategie per  conviverci»: per la psicoterapeuta Maria Rita Parsi non c’è da stupirsi del successo delle bambole reborn.

Cosa pensa delle donne che commissionano bambole con le facce dei figli da piccoli?
Non dobbiamo giudicare: certamente una madre che fa questo è come se non volesse accettare il passare del tempo, la crescita dei figli. È un modo per restare attaccati alla loro e alla propria  infanzia.

È normale spendere una fortuna da adulti per  collezionare queste bambole?
Chi colleziona queste bambole in qualche modo si aggrappa a  un vero e proprio  simulacro dell’infanzia per superare l’angoscia di morte. 

VALERIA BOBBI

 

Fatti&Storie