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L'amore di una donna per il cane del Klondike

Libri/Romana Petri

ROMANZI Cosa succede se una giovane insegnante precaria incontra sul suo cammino un cane ingombrante, indisciplinato, scontroso e selvatico, che sembra arrivare direttamente dal selvaggio Klondike? “Il mio cane del Klondike” (Neri Pozza, p. 205, euro 16) è il nuovo romanzo di Romana Petri basato sulla storia di Osac, cane che lei trova riverso a terra contro il marciapiede, più morto che vivo. Un incontro del destino, che cambia entrambi.

Osac è un cane che, con la sua furia ribelle, sembra uscito da un libro di Jack London. Dato che è esistito veramente che rapporto è quello con lui?
E’ la storia di una passione impossibile e in un certo senso di un amore impossibile che poi invece diventa possibile perchè la vita riesce sempre a sorprenderci. La storia della donna e di un cane che assomiglia a uno di quelle passioni in cui sai già che l’altro ti distruggerà la vita ma ciò nonostante dici: mi tocca, mi spetta. E’ il fato.

Il libro inizia dal ritrovamento di Osac, abbandonato denutrito per strada. Quando ha capito che sarebbe diventato il suo cane del Klondike?
Beh, abbastanza presto. Quando si prende un animale ci si mette in casa la natura. Lui per la sua selvaggeria mi aveva portato dentro mezzo Klondike: con le nevi, i ruscelli, i boschi…

Osac a un certo punto di accorge che lei non lo avrebbe abbandonato e instaura un rapporto esclusivo e assoluto. 
Si, mi ha limitato anche molto nella vita sociale, non accettava interferenze.

Quando è nato suo figlio si è sentito escluso. E’ stato davvero così difficile?
Sì, è diventato gelosissimo, se avesse potuto lo avrebbe mangiato. Come ogni innamorato pazzo voleva il sangue del suo nemico…

Tornando indietro, conoscendo il suo carattere, lo riprenderebbe?
Si, rifarei tutto, non rinnegherei mai il mio rapporto con lui. Come non cambierei mai nessuna parte della mia vita, compresi gli aspetti più drammatici. 

ANTONELLA FIORI

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