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Pannofino: Ridiamo dei comuni pregiudizi

Francesco Pannofino/Bukurosh

ROMA Dopo il successo de I suoceri albanesi, Francesco Pannofino, dal 19 dicembre al 14 gennaio alla Sala Umberto, torna a vestire i panni di Lucio nel nuovo Bukurosh, mio nipote.

Qualche cambiamento nel suo personaggio rispetto a I suoceri albanesi?
Direi di no, anche se questa nuova creazione di Clementi, che ancora una volta racconta con humour e genialità situazioni che fanno riflettere, può essere considerata un’opera a se stante.

Il fatto di andare in scena con sua moglie (Emanuela Rossi, ndr), le è stato di aiuto in questa particolare avventura familiare?
Certo, e non soltanto perché ci conosciamo da 25 anni e, quindi, sappiamo bene quali siano le dinamiche nella vita di una coppia, ma perché ci troviamo a nostro agio quando dividiamo un palco. In questo caso, poi, ci aiuta molto anche l’aver già lavorato con gli altri interpreti del cast.

Secondo lei, nella nostra società esistono davvero tutti i pregiudizi di cui si fa beffa la commedia?
Purtroppo sì. Anzi, direi che oggi siano addirittura aumentati. E invece bisognerebbe che tutti se ne liberassero quanto più possibile, perché qualsiasi pregiudizio, qualsiasi, è comunque sbagliato.

Davvero il mestiere del genitore è diventato così difficile come si vede in Bukurosh?
Lo è sempre, non c’è scampo. È un mestiere per il quale non esiste una preparazione univoca e che si affida molto alla capacità di saper improvvisare (parlo ovviamente per esperienza personale). Inoltre, la velocità di questi giorni che stiamo vivendo di sicuro non aiuta.

 

DOMENICO PARIS

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