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Stop alla neutralità web, Netflix e startup in rivolta

WEB

USA La Commissione federale delle comunicazioni degli Stati Uniti ha votato, con tre voti a favore e due contrari, l’abrogazione delle regole di neutralità della rete, che obbliga tutti i provider a trattare i contenuti online allo stesso modo. Una mossa dunque che favorisce i provider e va a svantaggio dei consumatori, ma soprattutto che rappresenta un’ulteriore spallata da parte dell’Amministrazione di Donald Trump al suo predecessore Barack Obama che aveva imposte queste regole nel 2015.

Internet a due velocità. La decisione della Commissione, che ha ritenuto che la regolamentazione attuale fosse «un ostacolo agli investimenti», autorizza i provider a modulare la velocità di internet in funzione del contenuto che passa attraverso i loro “canali” e che potrebbe portare così alla creazione di un «internet a due velocità», consentendo agli operatori di offrire un servizio più veloce alle aziende che pagano, o che pagano di più. I fornitori delle connessioni - come Comcast, Verizon e AT&T - potranno contare su un’impennata dei fatturati, garantita da una decisione che non renderà più il traffico uguale per tutti.

Rivolta sul web. Startup e istituzioni sono sul piede di guerra. Netflix annuncia una "lunga battaglia legale" contro il provvedimento e si dice "deluso per la decisione di distruggere le protezioni della neutralità della Rete che hanno accompagnato un'era senza precedenti di innovazione, creatività e impegno civico". Tuttavia, ha assicurato, "questo è l'inizio di una più lunga battaglia legale. Netflix sta con gli innovatori, grandi e piccoli, per opporsi a questo ordino sbagliato della Fcc".   A sostenere la stessa linea, spiega Cnn,  anche il co-fondatore e direttore esecutivo di Reddit, Steve Huffman, che in un'intervista ha ricordato come "se non abbiamo le protezioni della neutralità della Rete che applicano principi di equità online, diamo ai fornitori di servizi Internet la possibilità di scegliere vincitori e vinti". 

Tribunali.   Il procuratore generale di New York, Eric Schneiderman, ha annunciato che porterà la questione in tribunale. La decisione odierna, ha sottolineato, "darà ai fornitori di servizi Internet nuovi modi di controllare quello che vediamo, che facciamo e quello che diciamo online". "Questo - ha proseguito il procuratore - è una minaccia al libero scambio di idee che rende Internet un bene di valore nel nostro processo democratico". 

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