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La prima barca stampata in 3D

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Costruire imbarcazioni senza l’ausilio di modelli e stampi, eliminando passaggi oggi molto lunghi e dispendiosi. Di più. Addirittura pensare di attraversare l’Oceano Atlantico in una barca a vela, su un modello stampato in 3D.

L’idea “wow” è di tre siciliani progettisti navali: si tratta di studiosi e appassionati di barche, di mare, di territorio. Sono di fatto tre “Artigeni” delle costruzioni che hanno pensato Ocore. «Abbiamo scelto un nome che è anche evocativo dell’anima dell’imbarcazione. Oggi stiamo realizzando da zero la prima barca al mondo stampata in 3D e che parteciperà alla regata transoceanica Mini-transat. Si disputa ogni due anni e nel 2019 partirà dal nord della Francia, farà una tappa intermedia alle Canarie e poi attraverserà tutto l’Atlantico per arrivare in Sud-America», racconta Daniele Cevola, 40enne palermitano di nascita e milanese di adozione, in tasca una laurea in architettura navale e oggi “yacht designer”.

Ecco quindi l’innovazione: realizzare tavole da surf o strutture di grandi yacht interamente costruite attraverso il primo robot di stampa 3D ad alte prestazioni, senza modelli e stampi, superando i problemi della stampa 3D tradizionale. Nell’impresa tutta made in Italy partecipano Francesco Belvisi e Mariga Perlongo. La startup è incubata all’interno del consorzio Arca di Palermo. I tre imprenditori hanno osservato la natura. E hanno sviluppato (e brevettato) una nuova strategia di deposizione del materiale. Di fatto sfruttando un algoritmo ispirato ai frattali e utilizzando polimeri avanzati rinforzati con fibre di carbonio si possono realizzare strutture ad altissime prestazioni, più forti, più durevoli e allo stesso tempo più leggere. «Fino ad oggi per costruire una barca si doveva usare un modello che ricostruisse la barca per intero. Noi riproponiamo la configurazione che c’è in natura, ma con una semplificazione geometrica. E poi andiamo ad infittire in certe zone della carena dove ci sono sollecitazioni maggiori. Il vantaggio è un peso minore, una resistenza maggiore e quindi migliori performance», precisa Daniele. 

L’idea di Ocore – oggi navigabile su Ocore.it – ha trionfato al PNI, Premio Nazionale Innovazione promosso dalla rete nazionale degli incubatori di impresa universitari PNICube con la co-partecipazione di Ferrovie dello Stato.

La nautica è stato il settore prescelto per mettersi alla prova e vincere la sfida, ma le applicazioni sono innumerevoli in tutti quegli ambiti che richiedono il massimo di prestazioni e leggerezza. «Tecnicamente questo segmento si chiama additive manifacturing, ovvero una addizione di materiali, noto comunemente come 3D printing». In questo viaggio Ocore ha coinvolto partner importanti. «Perché le rivoluzioni si fanno soltanto in rete».

Giampaolo Colletti

@gpcolletti

 

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