Spettacoli

«Vi racconto il burqa ma vi voglio far ridere»

Cinema/Due sotto il burqa

ROMA Quando il burqa serve davvero. Per nascondersi. Quando in una famiglia iraniana ormai francesizzata irrompe un fratello convertito all'Islam duro e puro e bisogna pur far fronte a tante follie. E allora via con equivoci di persona e giochi di fuga, via sotto il burqa, abito che almeno in una commedia funziona. Succede in “Due sotto il burqa”, da oggi al cinema, il film di Sou Abadi, iraniana naturalizzata francese, che coglie nel segno, riuscendo a parlare - sorridendo - di radicalizzazione da un lato e libertà di scelta dall'altro. 

Quanto le è costato realizzarlo? 
Un po’. Ho vissuto da ragazzina l'imporsi dell'Islam con tutte le assurdità che si è portato dietro, incluso il burqa, e non c'era nulla da ridere ma oggi volevo che lo spettatore finalmente ne ridesse.

Che cosa l'ha spinta a fare questo film? 
Il fatto che io sono fuggita da tutto questo e mi ritrovo in Francia dopo 30 anni ad affrontare le stesse assurdità. E se ne parla troppo poco. Qui ho deciso di non autocensurarmi.

Che reazioni si aspetta? 
Sono rimasta delusa dal fatto che non solo i paesi arabi ma anche paesi come la Tunisia si siano rifiutati di distribuirlo, Qui in Francia ho subìto anche minacce ma solo prima dell'uscita, poi è stato un successo.

SILVIA DI PAOLA

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