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«Limitare a 24 mesi i contratti a termine»

Lavoro

ROMA Abbassare la durata massima dei contratti a tempo determinato da 36 a 24 mesi. È quanto prevede un emendamento annunciato dalla responsabile Lavoro del Pd, Chiara Gribaudo. Altri emendamenti riguarderanno le assunzioni con decontribuzione dei dottorandi di ricerca e la valorizzazione del personale dei centri per l’impiego e di Anpal. «Il nostro faro è l’occupazione stabile  - ha ribadito Chiara Gribaudo - per cui occorre potenziare gli incentivi alle assunzioni e le strutture pubbliche. In linea con il Jobs Act, il contratto a tutele crescenti deve essere la forma privilegiata dalle imprese, e anche per questo servono limiti più stringenti ai contratti a termine».

Rischio povertà

Il 30% delle persone residenti in Italia (18 milioni) sono a rischio di povertà o esclusione sociale, registrando nel 2016 un peggioramento rispetto all’anno precedente quando tale quota era pari al 28,7%. Lo rileva l’Istat in un report sul reddito delle famiglie. Aumentano sia l’incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%). Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione.
Le famiglie con cinque o più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7% come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9% dal 31,6%, per le seconde al 25,2% dal 22,4%). Metà delle famiglie in Italia vive con un reddito di 2.000 euro al mese, precisa ancora il report Istat. Quello medio è di 2.500 euro ossia 29.988 euro all’anno (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d’acquisto rispetto al 2014).

Diseguaglianze in crescita

Al 20% più povero della popolazione italiana va poco più del 6% del reddito totale. Se si fa riferimento alla distribuzione dei redditi individuali equivalenti, senza la componente degli affitti figurativi, si nota che il 20% più povero della popolazione dispone solo del 6,3% delle risorse totali, mentre all’opposto il quinto più ricco possiede quasi il 40% del reddito totale. In altri termini il reddito dei più benestanti è 6,3 volte superiore.

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