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Padrina e padrona Arrestata la boss della mafia

MAFIA

Roma Sono le donne a portare i pantaloni. Anche nella criminalità, anche nella mafia. Mentre ci si interrogava su chi fosse tra i virili mafiosi il possibile erede di Totò Riina come capo dei capi di Cosa Nostra, viene alla luce che forse bisogna guardare l’altra metà del cielo. Del progetto di “rifondare” Cosa nostra dopo la scomparsa dei vecchi padrini era stata investita la moglie del boss Salvino Madonia, Maria Angela Di Trapani. Scarcerata nel settembre di due anni fa dopo otto anni di reclusione, e un obbligo di soggiorno a Cinisi che non l’aveva evidentemente fermata, adesso è tornata in cella con altre 24 persone grazie all'operazione Altea dei carabinieri, che ha duramente colpito a Palermo gli influenti mandamenti di San Lorenzo e Resuttana. L’inchiesta, hanno spiegato gli inquirenti, ha permesso di “cristallizzare” la storica riconducibilità del mandamento di Resuttana alla famiglia Madonia, «evidenziando anche il ruolo ricoperto da Maria Angela Di Trapani». I boss compiaciuti tributano rispetto e ammirazione alla moglie del boss diventata boss lei stessa, una donna proveniente da una famiglia di mafia. E le rivolgono un complimento alla loro maniera: «Si comporta come un uomo». La chiamano «la padrona», che parla, dispone, comanda. È un tassello cruciale delle comunicazioni in carcere con i detenuti al 41 bis, nelle relazioni che contano nell’organizzazione, negli affari - in un contesto territoriale di estorsioni a tappeto in cui quasi tutti pagano e di imprenditori contigui - e nella gestione del tesoro del mandamento, la voce che dà il via libera della famiglia alle nomine dei vertici dei clan. Il legame matrimoniale con lo storico capomafia Salvino Madonia, il killer dell’imprenditore antiracket Libero Grassi, ma anche l’autorità acquisita sul campo avevano fatto sì che i clan guardassero a lei, a una donna, per immaginare il futuro di Cosa nostra. 
Resta il fatto che l’operazione dei carabinieri ha adesso inflitto un duro colpo a tutta la struttura mafiosa, con 25 arresti e la ricostruzione di assetti e dinamiche criminali delle cosche mafiose del palermitano.

Le mafiose
Giusy Vitale, sorella di boss mafiosi, è stata la prima ad assumere di persona il comando di una mandamento quando i fratelli erano in carcere. In seguito si è pentita diventando collaboratrice di giustizia. Ma donne dipeso nella mafia ce ne sono molte, da Rosa Bontate a Giuseppa Salvo ad Angela Russo.

Le camorriste
«Ora la camorra la facciamo noi… Ora è peggio: ora ci stanno le donne». Parole di Nunzia D’Amico,  boss di Ponticelli, con la cognata e la figlia, artefice di una guerra aperta con altri clan, tanto da finire trucidata. Anna Maria Licciardi, di Secondigliano, fu inserita tra le donne boss più pericolose al mondo.

Le ndranghetiste
«Vuoi che ti dica che ruolo hanno gli uomini? Nessuno». Sono queste le parole pronunciate da una testimone nel documentario “Lady Ndrangheta”. Dove si parla anche di Maria Serraino, nota come “mamma eroina”, capo del suo clan il cui potere ha saputo espandere. Non l’unica boss calabrese al femminile.

OSVALDO BALDACCI

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