Fatti&Storie

L'Italia del rancore, nuovo sport nazionale

Maurizio Guandalini

Cura del corpo, selfie. E studio, solo il 14%. Così la pensano i giovani italiani per realizzarsi nella vita. Il tempo breve di sognare il posto fisso. Per il 40%. E d’altronde con una buona crema per il viso dove vuoi andare più in là? E’ la radiografia crudele del Censis. Che non lascia scampo. E che spiega i tanti limiti di casa nostra. 

Primo quello di non essere all’altezza del dinamismo, anche se temperato, degli altri paesi europei. Smontate e mandate in archivio le tante domande amletiche sulla disoccupazione. Sull’incapacità di crescere.  Ci sono sporte di rancore,  dicono gli studiosi. Aggiungo, invidia. Pure odio. Meglio insultare Tizio e Caio che ce l’hanno fatta, piuttosto di pedalare. E’ lo sport nazionale. Incattivirsi. Stare nervosi. Si spiega così perché una seria e importante azienda di Padova cerca 70 lavoratori e non li trova. Ingegneri, periti e operai. Stipendio medio, 1600 euro. Per carità ci saranno situazioni più intricate. Il Sud arranca di suo. Ma sono esausto sentire lagne fuori posto. Lamentele continue che non c’è, che non fa, che si dovrebbe fare. Lo ricordo al sindacato. E alla politica che stanca, ammorba, sopisce con le storie della disoccupazione e dello sbando italico. 

Ci mancava giusto il reddito di inclusione una delle forme di assistenzialismo più pernicioso. I grillini volevano dare addirittura il reddito di cittadinanza. Sai che festa dello sbraco.  Solo le società che hanno dato il massimo e hanno spremuto al limite le loro possibilità, vedi i paesi del NordEuropa, possono ambire a  un reddito che aiuta quelli che sono rimasti fuori dal giro. Ho letto con grande interesse il ritorno del ‘vecchio’ Luciano Benetton a capo di United Colors per rifare maglioni e rimettere in sesto l’azienda. Manager e giovani l’avevano relegata all’angolo. C’è voluto il dinamismo gagliardo di questo Andy Warhol  dell’abbigliamento che ha iniziato a tastare tessuti a 14 anni per ridare linfa a un carrozzone che aveva perso la spinta. Prenda nota l’esercito del selfie.

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