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Così in quel centro si ritorna vivi

Maurizio Baruffaldi

È un uomo di oltre ottant'anni, e la domenica mattina ha già preparato sul divano il guardaroba da indossare il lunedì: camicia, maglioncino e pantaloni in stirata esposizione. Al Centro diurno assistenza per anziani di via Giolli a Milano lo aspettano una trentina di uomini e donne, la maggioranza più stagionati di lui, e con alcuni dei quali ha stretto un'amicizia che aveva quasi dimenticato: conosce la loro storie e ha raccontato con orgoglio la sua; magari si è pure inventato qualcosa. Appeso sopra il divano c'è un rettangolo di plexiglass, un astratto straripante di colori, e la sua firma in stampatello nell'angolo basso: era la prima volta in vita sua che prendeva in mano un pennello. Il pullman arriva alle 9, lui aspetta di fronte al citofono e quando suona scende. Prende posto e si informa su chi manchi quel giorno. Ha i suoi preferiti.
In palestra usa gli attrezzi più dolci, seguito dalla fisioterapista; nelle due sale ricreative lubrifica i neuroni giocando con le parole.  Per il rito della glicemia e della pressione va in infermeria, dove c'è il medico o l'infermiere pronti a misurargliele, poi a mezzogiorno si siede al suo posto nei tavoli del refettorio. Un pisolo vigile nella sala relax, sulla sua poltrona reclinabile, e quando è stagione in giardino, sotto il bersò. C'è un orto, mantenuto da un volontario, e dove i più volenterosi e sani possono accudire e raccogliere: lui si limita ad osservare fumando. Una partita a carte con il suo amico di 98 anni, alle quattro risale sul pullman. Quando scende viene salutato da tutti. Ci vediamo domani. 
Gli anziani sono un problema pratico. L'argomento fa poca audience, eppure è di permanente attualità. Quello di via Giolli è l'unico Centro assistenza a Milano ad essere gestito direttamente dal Comune. E resiste da 18 anni. 
In occasione di questo compleanno sarà aperto al pubblico, nella settimana dal 28 novembre al 4 dicembre. Nasce da un progetto di supporto alle famiglie della Comunità Europea negli anni '90 - racconta la direttrice Raffaella Marino -. Questa era una scuola materna, poi sono mancati i bambini; gli anziani invece aumentano, e all'epoca fu un servizio innovativo. E noi ci ostiniamo a mantenere lo spazio dedicato, l'attenzione ai progressi e all'espansione emotiva del soggetto. Cerchiamo di evitare l'assistenzialismo puro, che porterebbe a farne un parcheggio. La retta dipende dal reddito: da gratis al massimo di 33 euro al giorno. La sera si torna a casa, e si dorme nel proprio letto. 
In una città come Milano essere anziani e soli è una costante; si perdono le relazioni, gli affetti amicali.  - Se fino a qualche anno fa gli uomini al Centro erano il 10% - ci dice la dottoressa Marino, - oggi sono almeno il 35%. Numeri importanti, che certificano l'aumento dei maschi che si mettono in gioco. - 
Lo scopo è smuovere l'autostima, che nella maggior parte dei casi è spenta dalla forzata solitudine. Gli ospiti tornano a prendersi cura di se stessi. Torna quella vanità sana, di voler essere apprezzati dagli altri. In alcuni casi anche un pudico ma prezioso corteggiamento. 
Insomma: si è vivi.

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