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Malikian: Come la musica mi ha salvato la vita

Ara Malikian

ROMA «La musica mi ha salvato la vita, come la salvò a mio nonno durante il genocidio armeno. Sono cresciuto nel periodo più duro delle guerre in Libano e grazie a una borsa di studio sono potuto andar via dal paese a studiare in Germania. Ma non è stato facile, ero solo, i miei genitori non mi poterono seguire, ero ragazzino, un rifugiato ragazzino e non conoscevo nessuno né la lingua né la cultura che mi stava ospitando. È stata dura. La musica è stata la mia ancora di salvezza psicologica nei periodi più pesanti della mia vita. Per questo oggi sostengo i bambini siriani rifugiati in Libano: so cosa attraversano e so che, oltre che di pane e acqua, vestiti e medicine, hanno bisogno di un bastone psicologico a cui appoggiarsi per superare i traumi. Portandogli il mio violino ogni volta che posso, spero di essere un pezzettino di quel sostegno». Parola di  Ara Malikian, violinista armeno-libanese conosciuto nel mondo, in concerto domenica alle 21 al Parco della Musica

Nella sua musica confluiscono generi molto diversi, dalla classica al rock: qual è la sua principale fonte d’ispirazione?
È l’idea stessa che la musica sia libera, quindi che ogni sua forma possa confrontarsi, mischiarsi, dialogare con le altre, dal rock al folk, dall'avanguardia alle mie radici mediorientali, passando dal latino, dal flamenco, ma anche perché no, Vivaldi. Nel lungo periodo della mia vita in cui mi sono dedicato solamente al repertorio classico, dalla mia formazione da bambino ai primi anni in Spagna, sentivo che per quanto bello e soddisfacente, qualcosa di me rimaneva intrappolato. Quel qualcosa era la libertà di frequentare tutti i generi che mi piacciano, mi ispirano e che fanno parte del mio vissuto quotidiano.

Ha una formazione classica, ma la sua musica si apre alla world music e al rock: quali i punti di contatto fra questi mondi?
Il contatto è il dialogo, il desiderio di incontrare altri musicisti e confrontarsi, avere un percorso comune, perdersi e ritrovarsi. È un contatto umano prima che formale.

Che funzione ha la musica nella nostra società?
La musica e la cultura portano libertà, sensibilità e rispetto del prossimo. Ci spingono ad avvicinarci e a sfruttare le differenze tra di noi come un vantaggio, un'opportunità e non un ostacolo. Un atteggiamento fondamentale in questo periodo storico. Benché io sia stato formato come solista, mi piace suonare in gruppo, infatti a Roma verrò col mio ensemble di 13 persone: suonare insieme è più divertente, più educativo, più stimolante.

 

STEFANO MILIONI

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