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Sala e Maroni accusano «Colpa di una manina»

Milano

CITTA' Non è solo per sfortuna, proprio no, che Milano ha “perso” i 900 dipendenti dell’agenzia europea del farmaco e, con essi, i favolosi miliardi di indotto garantiti dal trasferimento di massa sfumato sulla linea del traguardo. Lo ha capito il sindaco Giuseppe Sala, che dice: «La prima votazione (quella conclusasi con Milano nettamente in testa, ndr) ha fatto vedere il valore del dossier. Dalla seconda in poi ci sono state vorticose telefonate tra premier e diplomazie e si è giunti a questa conclusione, con questa grande sfortuna nel sorteggio». Una lettura simile anche da parte del presidente lombardo Roberto Maroni, che accusa questa «Europa che non sa decidere». L’impressione, aggiunge Maroni, «è che, per una decisione così importante, se ne siano lavati le mani». I vertici europei, insomma, avrebbero declinato ogni «responsabilità» al fine di «arrivare 13 pari, per affidare il destino alla sorte». Facile che «fra il primo e il secondo turno qualcuno si sia mosso per andare al pareggio. Questo non va bene: un'istituzione che funziona non si comporta così».

In tema di recriminazioni, da segnalare lo sfogo del leghista Matteo Salvini: «Ennesima dimostrazione della follia con cui è governata l'Ue. Prioritario per il prossimo nostro governo ridiscutere i 17 miliardi l'anno che gli italiani versano a Bruxelles». Accanto al livore, la consolazione: Milano è valida, sarà per la prossima volta. E Maroni, sibillino: «Da domani io, Beppe Sala e il governo magari qualche  iniziativa potremmo pensare di prenderla».

METRO

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