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Piazza San Carlo, sindaca per tre ore e mezzo dai pm

TORINO PIAZZA SAN CARLO

TORINO Tre ore e mezza di interrogatorio davanti ai pm dell’inchiesta sugli incidenti di piazza San Carlo. Un confronto blindato al settimo piano del palazzo di giustizia, nell’ufficio del procuratore capo Armando Spataro.

Così ieri pomeriggio, accompagnata dal suo avvocato Luigi Chiappero, la sindaca di Torino Chiara Appendino è tornata in procura per rispondere alle domande sui fatti avvenuti il 3 giugno scorso, quelli per cui è morta Erika Pioletti e altre 1.526 persone sono state ferite e ricoverate negli ospedali cittadini. La sindaca e altre 19 persone, tra cui il questore Angelo Sanna, sono indagati di lesioni colpose, omicidio colposo e disastro colposo in cooperazione. «Sono andata a rispondere contribuendo, per quanto a mia conoscenza, alla ricostruzione dei fatti, a tutela della mia persona e delle istituzioni che rappresento», ha fatto sapere con un comunicato la rima cittadina.

Appendino era già stata iscritta nel registro degli indagati per lesioni colpose, un atto dovuto per via delle querele di alcuni feriti. Da quel momento il quadro indiziario si è aggravato. La sindaca, che aveva la delega agli eventi pubblici e alla sicurezza, aveva incaricato il suo staff dell’organizzazione. A sua volta l’ex capo di gabinetto Paolo Giordana e il dirigente Paolo Lubbia (anche loro indagati) avevano affidato la pratica a Turismo Torino. Secondo gli inquirenti, però, La Città è «l’effettiva organizzatrice e responsabile della manifestazione», e ad Appendino spettava il compito di «sovrintendere al corretto funzionamento dei servizi e degli uffici e alla corretta esecuzione degli atti». Per la sindaca quello è stato il secondo interrogatorio da indagata. La prima volta è stata poco più di un mese fa, subito dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia per l’inchiesta in falso ideologico in atto pubblico per la vicenda Ream.

ANDREA GIAMBARTOLOMEI

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