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Haber: Ho sempre cercato l’insicurezza e le emozioni

Alessandro Haber/Lucrezia Lante della Rovere/F.Lovino

ROMA «Il morbo di Alzheimer fa assomigliare Andrea a un’isola che appare e scompare. È un ruolo straordinario, uno di quelli che fanno innamorare il pubblico e richiede il massimo impegno e la capacità di saper rischiare». Così  Alessandro Haber a proposito del suo personaggio ne Il padre, di Florian Zeller, fino al 19 all’Ambra Jovinelli.

Si è preparato in un modo particolare per portarlo in scena?
No, la chiave interpretativa che ho scelto è basata sulle mie emozioni di fronte al copione. L’ho costruito un tassello dopo l’altro, come fosse una danza.

È stato difficile trovare la giusta alchimia con la coprotagonista Lucrezia Lante Della Rovere?
Lei, come me, è un carattere forte. C’è stato un bel confronto che è l’unico modo per arrivare a dei grandi risultati. Ci vogliamo sicuramente molto bene.

Dopo 50 anni di carriera, c’è qualcosa che vorrebbe ancora assolutamente fare?
In questo mezzo secolo non mi sono mai fermato, ho sempre cercato l’insicurezza piuttosto che la sicurezza. Nel teatro, come nel cinema e nella musica. E questa sarà sempre la mia attitudine.

Quale regista, secondo lei, l’ha valorizzata meglio e con quale le piacerebbe lavorare?
Pupi Avati, il primo a darmi fiducia, ma anche Monicelli, Bellocchio, Nuti , Veronesi. Quelli con cui mi piacerebbe lavorare? Sorrentino, Virzì e Garrone.

Guardando dietro, ha ottenuto tutto quel che voleva?
Non posso lamentarmi, ho avuto belle soddisfazioni. E poi tutto finisce in un soffio, perciò…

 

DOMENICO PARIS

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