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Genitori umani coi figli? «Non sono meno autorevoli»

Libri/ Pierluigi Battista

INTERVISTA Chi è Marta? Quali sono i suoi gusti, le sue passioni? Pierluigi Battista, inviato e editorialista del Corriere della Sera che ha scritto un libro che non è un saggio, non è un romanzo: “A proposito di Marta. Le poche cose che ho capito di mia figlia” (Mondadori, p. 216, euro 18) è la storia di un rapporto a due specialissimo, un’indagine per capire una figlia 25 enne – e anche una generazione – che appare diversissima.

E’ un libro giocato sulle diversità: nei gusti, nel cibo, nelle letture senza mai voler guardare i giovani dall’alto in basso. Come mai questa idea?
Volevo scrivere qualcosa su mia figlia che diventa adulta, su quello che legge, quello che ascolta, quello che mangia. Avevo insofferenza per un atteggiamento predicatorio della mia generazione verso i giovani: alle cene dei 50 enni senti dire che questi figli sono degenerati, non leggono più, sono sempre attaccati ai telefonini. I nostri figli non sono peggiori di noi.

Cos’ha imparato dal confronto con Marta?
E’ stato come  vedere cose che con i miei due occhi non avrei mai visto. Per il resto, il confronto con lei da sempre ha ridimensionato l’assolutezza delle mie cose, la loro importanza.

L’uso dell’omeopatia contro la medicina ufficiale. Che rapporto ha Marta col corpo?
Si domanda cosa ci mettiamo dentro, il nostro corpo. Quei valori che per la mia generazione erano legati al politico, all’umano, per lei, e tutta la sua generazione sono trasferiti nell’ambito del naturale, dell’ecologia, dell’ambiente. Erboristeria contro farmacia.

Si dice che i padri oggi non fanno più i padri. E’ così?
Non credo che si perda  in autorevolezza se si è umani e sensibili coi figli. C’è una parte emozionale e di scambio che non sostituisce l’autorevolezza ma ci convive, ci sta assieme.

I no detti a Marta?
No di ragionevole buon senso. “Posso prendere il motorino alle 3 di notte?” No. 

ANTONELLA FIORI

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