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Ernia: Dopo la fase trap ora vado in altre direzioni

Ernia

MUSICA È un rapper un po’ diverso, che veste in maniera “normale”, ha fatto il Liceo e legge Hemingway, Gogol e Baudelaire. E racconta se stesso e il mondo con rime riflessive e profonde, senza dimenticare di graffiare, quando ci vuole. Ernia, 24enne milanese (già nei Troupe D’Elite), ha da poco pubblicato il doppio cd Come uccidere un usignolo/67, che contiene piccoli classici come “Bella” e “Madonna”, assieme alla nuova, percussiva, “Ego”. In questi giorni le presentazioni instore, oggi alla Mondadori di Torino.

Lei non è esattamente il prototipo del rapper…
È vero, non sfoggio collane o denti d’oro, ostentare un brand non m’interessa. Remo un po' contro, che è la strada più difficile. Anche perciò in passato non sono stato capito.

Cosa rappresenta per lei il rap?
La normalità, come andare dal panettiere. Faccio rap sin da ragazzino, al tempo era da sfigati. I compagni di classe andavano in discoteca, io facevo jam. Oggi è cambiato tutto: i giovani guardano al rap come a un modo per far soldi facili e fare la bella vita. E, magari, mollano la scuola: ma non funziona così.

Nei suoi testi critica spesso la società: cosa la infastidisce di più?
Mi manda in bestia il politicamente corretto, l’idea del pensiero unico a cui ti devi uniformare. E se non lo fai, ti attaccano. Io sono per la libertà di parola ed espressione. E detesto l’omologazione, anche nella musica. Per questo ho fatto la “trap” in tempi non sospetti e ne ho preso quel che mi serviva. Ora vado in altre direzioni.

 

DIEGO PERUGINI

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