Spettacoli

«Noi occidentali pronti a chiudere gli occhi»

Cinema/The Square

ROMA La nostra vita e le nostre maschere quotidiane raccontate di risate in risate. Risate disperate, umorismo quasi isterico. Tanto si addice al regista svedese Ruben Östlund e al suo “The Square”, vincitore della Palma  d'Oro all'ultimo Festival di Cannes, in pole position con ben cinque candidature agli Oscar Europei e da giovedì nei nostri cinema. Per il regista del  pluripremiato “Forza Maggiore”, questo è il quarto film.

Quanto “The Square” è diverso dagli altri che lei ha firmato? 
In “Forza maggiore” il dilemma morale nasceva davanti a un uomo che all'arrivo di una valanga prende solo il suo cellulare e fugge lasciando moglie e figli: Qui, invece, il film è una domanda sulla nostra capacità di condividere delle regole ma la struttura narrativa non è chiara.

Perché? 
Ho voluto costruire una storia che si snoda su più strati,  con al centro un protagonista che cerca di far fronte in modo tragicomico a tutto quello che gli capita. All'inizio avevo un po' paura: pensavo di non riuscire a gestire il tutto, ma poi ho capito che ce l'avrei fatta.

Procedendo di provocazione in provocazione? 
Sì, perché solo davanti a ciò che è inatteso le nostre maschere cadono, la parte animalesca di noi tende a venire fuori e la parte civilizzata va in tilt. 

Così il film, satira del mondo dell'arte che diventa satira della nostra comunicazione di massa,  diventa politico? 
Non volevo fare un film politico ma alla fine lo è  perché fa ridere dell'ipocrisia del nostro mondo e della vita in occidente, in cui cerchiamo tutti di condurre un’esistenza decente e poi, improvvisamente, chiudiamo gli occhi davanti a situazioni critiche in cui sarebbe meglio aprirli. Non siamo capaci di gestire nulla che esuli dei nostri schemi.

SILVIA DI PAOLA

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