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Barbareschi: Mamet? Folgorante e attuale

Luca Barbareschi/Lunetta Savino/B.Caroli

ROMA «In una città da cui tutti scappano io resto, perché ci credo ancora, mi sono battuto e continuerò a investire nel progetto Eliseo». Così un frizzante Luca Barbareschi alla presentazione della pièce Il penitente del premio Pulitzer David Mamet.

Il nuovo allestimento (dal 7 al 26 nello stabile di via Nazionale) debutta in anteprima al Teatro Tor Bella Monaca da stasera a domenica. Perché se è vero che «il teatro sta morendo e non solo a Roma – sottolinea Barbareschi, qui regista e protagonista – occorre ripensarne la funzione e investire sulla formazione dei giovani. La cultura italiana non è solo museale, non è solo celebrazione del passato, ma intuizione, sperimentazione, creazione». Da qui l’orgoglio di portare in scena un testo (complesso, appassionante e attuale) composto nel 2016 dal drammaturgo Usa che descrive l’inquietante panorama di una società che non ha più il senso della giustizia, persa dietro un relativismo assoluto.

In scena, in veste di moglie dello psichiatra-Barbareschi in crisi, sospettato di omofobia e linciato dai media, Lunetta Savino. «La difficoltà di Mamet è nella precisione della sua lingua – spiega – tanto che sto ancora qui a interrogarmi su alcuni passaggi del testo».

A farle eco Duccio Camerini (nel ruolo di un avvocato): «È disarmante l’ambiguità dei personaggi che ti prendono e non ti lasciano più. Mamet va a colpire dove la gente non vuole esser colpita».

 

ORIETTA CICCHINELLI

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