Opinioni

Quei 40 centesimi di umanità vera

Maurizio Baruffaldi

Sabato mattina presto dal mio panettiere preferito. La porta è socchiusa e il profumo del pane caldo arriva fino in strada. Ci sono due persone prima di me e mi incanto sulle ceste stracolme, e sulla distesa di pizze e torte per tutti i gusti. La giovane donna dietro il banco sta contando il numero esatto di panini all'olio chiesto dall'anziano che sta servendo, io sono dopo una signora piccola, di chiara origine sudamericana, che sta osservando attentamente e con una leggera apprensione la zona dei dolci. La testa è vicinissima al vetro, come per saperne di più. Quando è il suo turno indica una teglia e chiede che torta sia.
Le viene risposto di mele, quindi chiede quanto costa. La panettiera le risponde un prezzo al chilo. Ma non basta. La donna balbetta qualcosa, è evidente che vorrebbe sapere quanta ne potrebbe mangiare con i soldi che ha. Ma non ha il coraggio di dirli. Allora la panettiera piazza il coltello seghettato in posizione, fino a che si accordano per un quadratino grande come un portafoglio. Viene messo sulla pesa, e costa 3euro e 20. La donna accusa il colpo. Quella torta è carica, pesa, e non immaginava potesse costare così tanto. Comincia a mettere sul banco i suoi averi, che pesca da un portamonete minuscolo. Ma non bastano. Alla fine gli mancano quaranta centesimi. Intanto sono entrate altre persone e aumenta il suo imbarazzo: la donna si scusa, poi chiede se può cambiare la scelta con una brioche.

Io non resisto più. Di fronte a quella fame primitiva e giustamente golosa. Prendo dalla tasca quaranta centesimi e li metto sul banco, dicendo - Te li do volentieri io. -  La panettiera resta un po' così (offesa?), prima di ricontarli; la donna mi ringrazia, due volte, con l'espressione quasi impaurita, impreparata al gesto. - Ma ci mancherebbe - rispondo d'istinto.  E temo per un attimo che il mio rapido poggiare le monete e questa frase lapidaria siano stati troppo plateali, e magari fraintesi. Non so: mia fretta, fastidio, sbruffoneria. E provo una specie di amarezza. Bisognerebbe essere invisibili, per non cadere in quel confine scivoloso tra l'elemosina che umilia e la solidarietà umana che rinfranca. Noi che viviamo una dieta permanente mettiamo in circolo pomposi orgogli e puntuali moralismi parlando degli altri, i cosiddetti migranti. Poi basta che una persona di fianco a te abbia una fame vera, infantile e stupenda, ma non i soldi per placarla, per farti sentire uno schifo.
MAURIZIO BARUFFALDI
Giornalista e scrittore

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