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Risparmio, italiani un po' meno formiche

Consumi e risparmio

ROMA. Italiani sempre più cicale e meno formiche. La crisi per la prima volta sembra allontanarsi e determina una maggiore propensione a consumare, anche a scapito dell’ansia per il risparmio, che oggi per gli italiani va perseguito senza troppe rinunce. 
Il quadro emerge dal tradizionale Rapporto dell’Acri, realizzato con l’Ipsos in occasione della Giornata mondiale del risparmio, secondo cui tuttavia restano ampi divari territoriali, con il Sud in costante difficoltà, e si allarga la forbice tra le famiglie che se la cavano e quelle che affondano. In generale,  aumenta chi riesce a “galleggiare”  e si riducono un poco le situazioni problematiche.  

I consumi
In questo clima è tornata la voglia di consumare, anche se rimane un’alta selettività delle spese. In particolare, chi migliora la propria situazione aumenta molto quasi tutte le voci di spesa, mentre chi ha mantenuto il tenore di vita senza eccessivi patemi ha incrementato la spesa in particolare nell’elettronica, l’auto, la telefonia e l’alimentare/casa. La spesa per i medicinali rimane invece elevata presso tutte le categorie, così come quella per i telefonini. 

Il risparmio
Il clima migliorato  conferma l’importanza del risparmio: la propensione è all’86%, lievemente inferiore all'anno scorso perché cresce la propensione al consumo. Il risparmio si attenua anche nella misura: il 49% ritiene che sia bene mettere da parte qualcosa, ma «senza troppe rinunce». Chi risparmia, spesso investe, anche se si conferma una forte tendenza a mantenere i risparmi liquidi, sul conto corrente (67%, contro il 49%% del 2001), e cala la quota degli investitori (29%, nel 2001 era il 47%). Questo anche perché resta altissima la sfiducia degli italiani sulla tutela dei propri investimenti da parte di legge e regolamenti. Secondo l’indagine Acri Ipsos il 66% del campione «ritiene che gli strumenti di tutela siano inefficace».   

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