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Per i malati cronici rivoluzione in arrivo

Milano

SANITA' In Lombardia ci sono 3 milioni e 350 mila malati cronici e la loro vita di pazienti potrebbe cambiare radicalmente nei prossimi mesi. A dicembre riceveranno una lettera dalla Regione Lombardia che li inviterà (non li obbligherà) a scegliere un “gestore” della loro patologia cronica (65 le tipologie) il quale predisporrà il piano di cura individuale valido un anno e avrà il compito di monitorare il malato, prenotare e calendarizzare visite e esami, sulla base di un budget prefissato dalla Regione. La ratio è un controllo della spesa sanitaria alla fonte ma anche vantaggi per i malati: niente più code, attese estenuanti al telefono, liste d’attesa infinite.
  È il succo della “rivoluzione” promessa dalla Regione Lombardia, che però sta incontrando ostacoli da parte dei medici. I “gestori” possono essere i medici di base oppure specialisti presso strutture sanitarie pubbliche o private che possono prendere in carico fino a 200mila pazienti, a 40 euro in media ciascuno, più le prestazioni. Se il proprio medico non aderisce, il paziente potrà scegliere una struttura di fiducia, ma rimarrà in carico al medico di base per tutto ciò che non è patologia cronica. Fatto probabile a Milano, dove ha accettato di fare il gestore solo il  32%  per cento dei medici di famiglia.
 Il motivo lo spiega il presidente dell’ordine dei medici Roberto Carlo Rossi: «Perché io diventi gestore devo associarmi con altri  medici, assumere impiegati, infermieri, insomma farmi impresa, mentre io sono un medico. Poi devo aderire ad un insieme di esami standard per ogni patologia dove il curante ha minime possibilità di dire la sua». Nel mirino c’è il set di riferimento, l’insieme di prestazioni predefinito per ogni patologia, il cui principale critico è Vittorio Agnoletto, medico del lavoro e attivista:  «Il set di riferimento è stato fatto basandosi non su linee guida ma sulla fotografia delle prestazioni effettuate nel 2016 sul 5% dei pazienti di una determinata patologia, quindi su base statistica includendo però qualunque tipo di prestazione». L’esempio è quello dell’iperteso che nel suo set di riferimento si vede prescritte anche l’Rx del piede, mentre manca il test da sforzo. «Il rischio è che per inserire esami essenziali non previsti si debba andare al di fuori del piano terapeutico, magari pagando di tasca propria. Così si umilia il ruolo del medico rispetto al gestore che ha come obiettivo il profitto».
Non è d’accordo Fiorenzo Corti, medico di base e vice segretario del sindacato Fimmg che è  diventare  gestore: «Nel mio studio ci siamo associati in tre, facciamo telemedicina, abbiamo infermieri e segretarie per gestire il calendario. Ma i colleghi sono resistenti». Il punto critico resta il gestore esterno, che può essere un privato accreditato: «In Liguria, governata dal centro destra, la gestione dei cronici pur con budget prefissati e piani di cura è rimasta in carico ai medici di base, con il supporto della Regione- dice Carlo Borghetti del Pd- Qui si è voluto strafare». PAOLA RIZZI

 

Gallera: «I medici che non ci stanno sono vecchi»

«Il sistema non regge più: questo è un modo di controllare la spesa dando un  servizio più ai cronici che saranno monitorati. I medici che non ci stanno? Sono vecchi». È tranchant l’assessore al Welfare Giulio Gallera. «Ma a parte Milano nel resto della regione i medici hanno aderito al 50%, con punte del 79%».

C’è chi critica il set di riferimento.
Se non vanno bene è colpa dei medici che nel 2016 hanno prescritto quegli esami. Comunque non sarà obbligatorio fare una radiografia per un iperteso, il punto è che se serve è possibile  inserirla nel piano.

Un’altra obiezione è la limitazione della libertà di cura.
I malati valuteranno se sono meglio la libertà di cura e le liste d’attesa o questo sistema di presa in carico. In ogni caso c’è tempo per una messa a punto. E non escludo correttivi». P.R.

 

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