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Se l'agonia diventa una “diretta” Facebook

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ROMA. La morte di una ragazzo a terra dopo un incidente in motorino si è trasformata in una diretta Facebook. È successo a Riccione nella notte tra sabato e domenica scorsi quando un 29enne ha filmato con il telefonino  l’agonia di un giovane di 24 anni fermo sull’asfalto in attesa dei soccorsi. Il ragazzo è morto, in viale Veneto, dopo lo schianto del motorino contro un albero. Sulla vicenda la Procura di Rimini ha aperto un’inchiesta contro ignoti, che al momento ipotizza il reato di pubblicazione e spettacoli osceni (articolo 528 del codice penale). Al vaglio degli inquirenti le foto ed i video ripresi sul luogo dell’incidente. L’autore del video, esperto d’arte e candidato alle ultime elezioni comunali, è stato oggetto di insulti su Facebook e si è' giustificato ammettendo di essere rimasto sconvolto e spiegando che i soccorsi erano già stati allertati e di aver voluto fare qualcosa per il giovane a terra.

Gianpiero Gamaleri, sociologo, è professore ordinario di “Sociologia dei processi culturali e comunicativi” presso l’Università Telematica Internazionale Uninettuno - UTIU - di Roma, dove è Preside della Facolta di scienze della comunicazione.

Professore, dove siamo arrivati?
Siamo arrivati al punto di voler andare sempre oltre. Ma si può e si deve davvero fare tutto quello che si può fare? Credo che per comprendere un fatto come quello di Riccione si debba partire da questa domanda. Se la tecnologia me lo permette, perché non devo farlo?      

Da cosa nasce tutto questo?
Proprio dall’avere in mano questo tipo di strumento, lo smartphone. E quindi, di fronte ad un evento eccezionale, quasi sentirsi in dovere di cogliere quel momento... Ogni mezzo, per citare McLuhan, ha una sua tendenza: è come se lo smartphone dicesse “Mi devi usare”.

Un’attenuante...
Il mezzo ha una sua dinamica insopprimibile, ma attenzione all’uso che se ne fa. Ovviamente non è ammissibile la diffusione in streaming di una scena come l’agonia del giovane a Riccione. Una ripresa, o una fotografia scattata in un particolare momento, possono diventare un valore. C’è un’inarrestabile risucchio alla ripresa e gran parte del problema sta proprio nel suo utilizzo successivo. Scomponiamo la ripresa dalla sua diffusione e troviamo un  bandolo. 

Lei crede che si faccia abbastanza per educare a un uso più consapevole dei nuovi media?
No. Ed è l’incalzare stesso dello sviluppo tecnologico a non consentirlo. Occorrerebbe un aggiornamento costante, anche per gli educatori.  

SERENA BOURNENS

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