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«Denunciai il malaffare e l’ho pagata cara»

Whistleblowing

ROMA Un anno di deserto, poi il tunnel è finito. La metafora rende bene l’ultimo anno di vita di Andrea Franzoso, la cui parabola positiva coincide con l’approvazione al Senato della tanto attesa legge sul Whistleblowing. Non cercate la traduzione in italiano, non renderebbe l’idea. L’impronunciabile termine indica chi denuncia, chi fa emergere episodi di corruzione nell’azienda in cui lavora. Da noi l’accezione è negativa: il delatore, lo spione. Ma non è così e lo sa bene Andrea Franzoso, funzionario alla Ferrovie Nord che ha denunciato le spese pazze dell'ex presidente e suo capo. Era l’ottobre del 2016, e ha dovuto vivere un anno di isolamento, senza lavorare, ma ecco che adesso arriva a dama il procedimento giudiziario, la sentenza attesa per la settimana prossima, un libro che raccoglie la sua testimonianza e non solo (“Il Disobbediente”, edito da Paper first, un libro che si legge d'un fiato, pieno di speranza e di ottimismo, un esercizio per la coscienza civile di ognuno di noi, e tiratura quasi finita in pochi giorni) e la legge sul whistleblowing che passa al Senato e torna alla Camera per il terzo e si spera decisivo voto.

Cosa cambia nella nostra vita con questa legge?
Adesso il datore di lavoro non può demansionarti, trasferirti, licenziarti, se denunci. E, cosa più importante, è stato ribaltato l’onere della prova. È il datore di lavoro che deve dimostrare di non aver voluto punire il proprio dipendente che ha denunciato. È importante.

La legge però non protegge dall’isolamento, che si può creare in un ambiente di lavoro dopo una denuncia. Tutte cose che lei ha vissuto. C’è chi la chiama eroe.
Assolutamente no. In quest’anno ho incontrato tante persone perbene che hanno fatto il mio stesso percorso. Ecco, adesso non rischiamo più di perdere il posto di lavoro. Ma molto si deve ancora fare per sconfiggere questa cultura che vede chi denuncia come un delatore, uno spione.

La sua è una parabola che finisce bene.
Sì. Nonostante tutto non tornerei mai indietro nelle mie scelte. Ricordo mio padre che si disperava quando seppe che a denunciare Ferrovie Nord ero stato io, ma ho avuto ragione. Adesso ho nuove prospettive lavorative e mi sembra proprio di uscire da un tunnel. Chi è disposto a svendere la propria coscienza non è consapevole del proprio valore.

STEFANIA DIVERTITO

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