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L'Italia del sommerso droga e prostituzione al top

Istat

ROMA. Duecentootto miliardi, il 12% del Prodotto interno lordo del nostro Paee. A tanto ammonta il cosiddetto sommerso italiano, quel sottobosco dell’economia fatto di lavoro irregolare, false dichiarazioni ma anche attività illegali vere e proprie come il traffico di stupefacenti o la prostituzione, vero traino di questa zona grigia dell'economia. Lo rileva l’Istat nell’ultimo rapporto sulla cosiddetta economia “non osservata”. I dati fanno riferimento al 2015 e mostrano come nell’ultimo anno ci sia stata in realtà un'inversione di tendenza rispetto all’andamento mostrato dal fenomeno nel triennio precedente, caratterizzato da un progressivo aumento in termini sia di valore sia di peso. Rispetto al 2014  «si riduce sia l’ammontare (circa 5 miliardi) sia l’incidenza sul complesso dell’attività economica (-0,5 %). 
 
Chi sale
Quello che invece è salito nel 2015 è il valore  delle attività illegali: droghe, prostituzione e contrabbando di sigarette hanno generato un valore aggiunto pari a 15,8 miliardi di euro, 0,2 miliardi in più rispetto all’anno precedente.  La prostituzione produce un volume d’affari annuo da 4 miliardi. A tanto infatti ammonta la spesa per i consumi. Il dato evidenzia come i  servizi di prostituzione realizzino un valore aggiunto pari a 3,6 miliardi di euro (poco meno del 25% dell'insieme delle attività illegali). L’Istat spiega che in Italia sussiste una «significativa produzione interna del servizio, che si ipotizza essere offerto da residenti (indipendentemente dalla nazionalità) e che quindi risulti non significativa la quota di importazione ed esportazione del servizio. 
Di gran lunga, l’attività del traffico di stupefacenti è quella più rilevante, visto che il valore aggiunto si attesta a 11,8 miliardi (11,6 miliardi del 2014), poco meno del 75 per cento del valore complessivo, mentre i consumi - anch’essi in crescita - sono stati pari a 14,3 miliardi. 

Chi scende
Scende invece l’incidenza della sotto-dichiarazione, cioè quella quota del valore aggiunto prodotto da imprese regolari ma sottratto agli occhi del Fisco attraverso false dichiarazioni su fatturato e utili.
 Questa voce rappresenta il 44,9 per cento del totale dell’economia non osservata, in calo di 2 punti percentuali rispetto alla fotografia precedente del 2014.

Lavoro irregolare

Rimane il lavoro l’ambito nel quale maggiormente continua a generarsi il sommerso.  Salgono a 3,7 milioni i lavoratori irregolari nel nostro Paese, il 15,9% del totale (+0,2%).  Nel settore dei servizi, parliamo quasi di un lavoratore su due. Il  tasso di irregolarità dell’occupazione, si legge nella nota diffusa  dall’Istat, è particolarmente elevato nel settore dei Servizi alle persone (47,6% nel 2015, 0,2 punti percentuali in più del 2014), ma risulta molto significativo anche nei settori dell’Agricoltura (17,9%), delle Costruzioni (16,9%) e del Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (16,7%).

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