Fatti&Storie

Fosforo bianco usato nella penisola di Capo Teulada

Esercitazioni militari in Sardegna
Uranio impoverito

Roma - «Ho infilato nelle bocche da fuoco del mio blindo Centauro munizioni con la sigla Nato-Wp (white phosphorus, fosforo bianco, ndr) e le sparavamo sulla penisola interdetta del poligono militare di Capo Teulada», in Sardegna. 

Lo ha detto con voce pacata, quasi come se non volesse sottolineare, con enfasi eccessiva, l’eccezionalità della notizia, l’ex caporal maggiore dell’esercito Vittorio Lentini, durante un’audizione testimoniale in Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito alla Camera dei Deputati. Tra i deputati commissari presenti nella stanza, un brusio.
La sorpresa è palpabile.
Poi gli chiedono, increduli: «Stiamo parlando del fosforo bianco?». Risposta: sì.
«E lo sparavate verso la penisola interdetta?». Sì. 

Non è stata un’audizione come le altre, quella di ieri mattina, in Commissione. L’ex caporalmaggiore, oggi dipendente civile dell’Esercito in Calabria, ha raccontato che se ne sparavano al giorno due o tre e dentro l’abitacolo, dove stazionavano i militari, si acucmulavano i bossoli e alla fine dell’esercitazione si scaricavano nella cosiddetta santabarbara.

Come fa a sapere che erano proiettili Wp? «Era scritto sui proiettili. Su ogni proiettile c’era scritto che tipologia fosse. Avevano calibro 105, quindi grandi, e pesavano circa 30-35 chili di proiettile. Nell’abitacolo si formava un fumo che respiravamo tutti». 

Il ministero della Difesa, ieri pomeriggio, ha inviato una nota che precisa: “Il fosforo bianco è lecito nelle munizioni illuminanti”. Non lo è solo quando impiegate per colpire direttamente le persone o l'ambiente, sfruttando le sue proprietà caustiche, ovvero quando utilizzate come arma incendiaria". Che a ben vedere, è proprio come Lentini sostiene che sia stato usato in Sardegna: colpendo l’ambiente, cioè la penisola interdetta, e «generando incendi». 

Vittorio Lentini è stato colpito da un raro tumore alla mammella, raro per un uomo. Nella perizia del suo medico c’è scritto nero su bianco che in genere è un tumore ereditario ma non è il caso dell’ex caporalmaggiore. E che pertanto «è ipotizzabile un nesso causa effetto con l’attività bellica». Lentini oltre al periodo in Sardegna ha partecipato a ben otto missioni nei Balcani, è stato in tutti i teatri di guerra dove è stato utilizzato uranio impoverito. Nonostante ciò gli è stata negata la causa di servizio. «Nelle analisi con il microscopio dei miei tessuti tumorali effettuate dalla Nanodiagnostics – ha testimoniato – sono stati trovati metalli pesanti derivanti da questo tipo di munizionamento». 

Un altro tassello nel lavoro di questa Commissione che ha prodotto una proposta di legge per la tutela dei militari, votata quasi all’unanimità da tutte le forze politiche (Pd e M5S inclusi) ma che è ferma nei cassetti del ministero della Difesa. E proprio il ministro Pinotti è stato chiamato a riferire in commissione dal deputato Gianluca Rizzo del M5S. Mancano ancora alcuni mesi alla fine della legislatura e ora sarà più importante che mai che la commissione venga prorogata. 

«È particolarmente grave la denuncia sull’uso di proiettili al fosforo bianco nel poligono di Capo Teulada. Ora bisognerebbe capire se l’accesso alla penisola è interdetto per ragioni di sicurezza oppure perché non si vuole far scoprire cosa è successo in quell’area»: sono le parole di Domenico Leggiero, dell’Osservatorio militare. I colpi al fosforo bianco, spiega Leggiero, «innescano una reazione cellulare che fa evaporare tutta la liquidità. Se usati contro le persone, queste vengono prosciugate e bruciate senza combustione, un effetto simile al forno a microonde». Si tratta di un munizionamento vietato dalle convenzioni internazionali e che ha avuto effetti devastanti quando è stato usato dagli americani sulla popolazione di Falluja, in Iraq. «Ed i militari italiani - dice Leggiero - lo hanno maneggiato senza protezioni a Capo Teulada secondo quanto riferito da Lentini». 
«La batosta più grande  - ha confidato Lentini in Commissione - è quando mi hanno detto che dovevo togliere la divisa e dovevo diventare un dipendente civile. Ho fatto otto missioni, più di 40 mesi all’estero, e togliere la divisa è stato un dolore». 

STEFANIA DIVERTITO

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