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Concorso da vice ispettore Il Tar chiede trasparenza

CONCORSO POLIZIA

ROMA C'è un nuovo capitolo sulla vicenda del concorso nazionale da vice ispettore, sul quale erano piovuti centinaia di ricorsi da parte degli agenti che si erano sentiti ingiustamente esclusi e che si erano visti sorpassare da colleghi promossi nonostante i compiti consegnati agli scritti fossero pieni di strafalcioni grammaticali e sostanziali. 

Il Tribunale amministrativo del Lazio ha infatti dato ragione ad alcuni di quei poliziotti che da mesi chiedono l'accesso agli atti relativi a quel concorso, dando 30 giorni di tempo agli uffici del Viminale. Con l'ordinanza N. 05263 del 2017 i giudici hanno formalmente chiesto all'amministrazione di fornire atti fondamentali  per ristabilire la verità dei fatti. E a questo punto occorre fare qualche passo indietro per ricostruire tutta la vicenda.

Il concorso nazionale da vice ispettore è stato bandito nel settembre 2013, prevedendo 1.400 posti (poi allargati a 1.874). È rivolto ad agenti di polizia con almeno 7 anni di servizio, ed è molto ambito perché consente di accedere a delicati compiti di polizia giudiziaria. 

Nel gennaio 2015 vengono svolti gli scritti. Alcune settimane dopo i risultati riportano una percentuale anomala (il 70%) di candidati promossi con lo stesso identico voto. Tra le centinaia di bocciati nascono i primi sospetti. Iniziano a circolare gli scritti di alcuni agenti promossi. Sono pieni di errori: a titolo di esempio in uno di questi si definisce «l'elemento soggettivo del reato, colui che commette il reato», in un altro viene ritenuto legittimo «sparare a un ladro in fuga». Altri compiti riportano interi paragrafi di libri di diritto penale copiati di sana pianta

Nel 2016 tra le centinaia di poliziotti bocciati iniziano i primi ricorsi, si moltiplicano le richieste di accesso agli atti. Del caso si interessano alcuni sindacati di polizia. Si arriva al 2017, mentre i vincitori del concorso vanno avanti, passando agli orali. Interviene il Capo della Polizia Franco Gabrielli: viene istituita la commissione Piantedosi, chiamata a correggere tutti i compiti passati con la commissione d'esame originaria, la commissione Rosini. Un modo per ristabilire un minimo di verità senza mandare a monte l'intero concorso. 

Nel marzo 2017 durante un incontro con i sindacati il Capo della Polizia Franco Gabrielli definisce il concorso «un papocchio, la summa di tutto ciò che non deve essere fatto in un concorso pubblico». Nel frattempo la commissione bis che ricorregge i compiti stabilisce che sono centinaia i candidati che hanno avuto un punteggio più basso di quello che meritavano. Ma di fronte a questa scoperta la prima commissione si è rifiutata di rivedere gli scritti, giustificandosi dietro al fatto che non esiste alcun obbligo di legge in tal senso

Si arriva così a ottobre, ma già da settembre i vincitori del concorso "papocchio" iniziano il corso da vice ispettore. Nel frattenpo la vicenda, affrontata da Metro un anno fa, approda anche su altri organi di informazione. Lo scorso 4 ottobre viene affrontata anche in Parlamento, attraverso un question time presentato dall'onorevole Andrea Maestri di Possibile e da altri colleghi deputati, ed è rivolto al Ministro dell'Interno Marco Minniti. Il titolare del Viminale dichiara che il lavoro svolto dalla commissione bis non ha rilevato difformità rispetto alla correzione dei compiti svolta dalla prima commissione. Eppure il giorno prima il Capo della Polizia, nel corso di una visita ai futuri vice ispettori, ormai già impegnati nel corso, ha definito senza mezzi giri di parole i membri della commissione originaria dei "caballeros”, ribadendo tutte le sue perplessità.

Ebbene, con l'ordinanza emessa ieri, il Tar chiede al Viminale di fornire «i provvedimenti di nomina della commissione di verifica» (la commissione bis o commissione Piantedosi); «tutti gli atti della suddetta commissione, ivi compresa la relazione conclusiva»; «tutti gli atti della commissione d'esame (o commissione Rosini) adottati successivamente alle conclusioni della commissione di verifica per quanto concerne l'ammissione agli orali dei condidati».

Si tratta di un atto che potrebbe finalmente fare luce su quanto accaduto durante quegli scritti, riaprendo la partita per tutti quegli aspiranti investigatori che per prepararsi al concorso avevano speso tempo ed energie.

PAOLO CHIRIATTI

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