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Battisti: «In Italia mi attende la morte»

caso battisti

BRASILE «Non so su cosa si voglia basare il gabinetto giuridico della presidenza perchè io possa essere estradato. Non so se il Brasile voglia macchiarsi sapendo che il governo e i media hanno creato questo mostro in Itala. Mi consegneranno alla morte». Così l’ex terrorista dei Pac, Cesare Battisti, in un’intervista ad un quotidiano brasiliano dopo che il presidente Michel Temer ha dato il via all’iter per revocargli lo status di rifugiato, concesso dall’ex presidente Lula da Silva. Temer ha dato anche l’ok all’estradizione, ma si attende il pronunciamento della magistratura carioca. Secondo la difesa di Battisti, latitante da 36 anni, «la revisione della decisione presidenziale di Lula è impossibile ed è comunque necessario un pronunciamento del Tribunale supremo federale».

Le reazioni italiane

Il ministro della Giustizia italiano, Andrea Orlando, ha ribadito che «sono stati fatti tutti i passi necessari per l’estradizione». Mentre il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, esprime «rispetto per le decisioni del presidente brasiliano e delle sue valutazioni che attendiamo con grande fiducia. Meno proclami si fanno in questo momento e più probabilità ci sono di arrivare all’obiettivo». «L’Italia ha un interesse giuridico, politico ed etico a ottenere l’estradizione di Cesare Battisti - ha sottolineato Franco Roberti, procuratore nazionale antiterrorismo - bisognerà vedere gli sviluppi, non possiamo fare previsioni». La difesa dell’ex terrorista resta convinta che il presidente brasiliano Temer «rispetterà le regole e non consegnerà Battisti», condannato in Italia a 4 ergastoli per altrettanti omicidi. «Si spera - hanno aggiunto - che il presidente, noto docente di diritto costituzionale, rispetti le leggi brasiliane anche a fronte delle pressioni politiche interne ed esterne». Per il leader della Lega, Matteo Salvini, Battisti un mostro lo è davvero e «deve finire i suoi giorni in galera. Ai lavori forzati».

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