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Due donne, un figlio e Nove lune e mezzo

Cinema/Nove lune e mezzo

ROMA  Nove lune e mezzo, il tempo di una gravidanza un po’ meno lunga del previsto. Nove  lune e mezzo per scoprire quali sono i veri gesti d’amore. Nove lune e mezzo per scoprire che «la strada della felicità è lastricata di vaffanculo» . Come recita  Claudia Gerini che nella commedia di Michela Andreozzi, “Nove lune e mezzo” (da giovedì nei cinema), figli non ne vuole ma presta il suo utero alla sorella che non può averne ma ne vuole disperatamente. In mezzo, gli uomini che, come dice la Andreozzi, «o non scelgono o sono travolti dalle scelte delle donne oppure si sentono dei San Giuseppe 2.0».

Proprio come l’uomo interpretato da Giorgio Pasotti che, parole dello stesso attore, «appena gli viene comunicata la scelta della sua donna di prestare l’utero alla sorella si scopre impreparato, confuso, un po’ egoista e precipita. Invece di “stare nel suo respiro” comincia a bere e abbandona il tofu e lo zenzero».

Idem per il personaggio interpretato da Lillo: «Ho poche certezze, giusto il fantacalcio  e la mia compagna e quando lei va via devo rivedere tutta la mia vita e scopro qualcosa oltre il calcio».

E se Claudia Potenza, mamma pentita nel film, incinta al nono mese nella vita reale, ripete che «un figlio per una donna è solo una delle scelte possibile, non  necessaria né obbligatoria», parla un po' anche per la Gerini che non è potuta esserci alla presentazione in pompa magna del film perché “bloccata” sul set del film di Gabriele Muccino.

Così la Andreozzi sintetizza: «In Italia si dice sempre che una donna ha una marcia in più, ma in realtà ti assumono in molti posti se non hai figli, ma in quanto donna si pretende da te che li voglia, quindi ti assumono solo se sei una frustrata, che vuole figli ma non li ha».

SILVIA DI PAOLA

 

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