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A Seregno tutti a casa causa 'Ndrangheta

MILANO/'NDRANGHETA

SEREGNO Dimissioni  giovedì per consiglieri e assessori di Seregno, il comune dove il sindaco Edoardo Mazza (Fi) è finito in manette con l’accusa di corruzione nell’inchiesta sulle infiltrazioni della  ‘Ndrangheta. A firmare le dimissioni, la metà più uno dei componenti dell’assemblea. Ora il prefetto dovrà nominare un commissario che traghetterà il Comune verso il voto, probabilmente a primavera.

«Come Lega, come amministratori, come e cittadini, siamo “senza se e senza ma” contro le mafie, siamo per la lotta totale alla ‘Ndrangheta. Vogliamo prendere le distanze da tutto questo e per questo lasciamo subito il nostro incarico», ha commentato il vice sindaco Giacinto Mariani. Discorso giusto, se non fosse che a farlo è l’uomo che è stato sindaco per due mandati prima di Mazza; che è indagato per abuso d’ufficio e sottoposto a misura interdittiva. Lo stesso Mariani che in un’intercettazione contenuta nell’ordinanza di arresto, viene definito dall’imprenditore Antonino Lugarà (in carcere per corruzione e ritenuto vicino ai clan), «il padrone unico del sindaco Mazza».

In una telefonata dell’ottobre 2015,  Lugarà parlando con il consigliere Gatti (anche lui ai domiciliari), dice: «Lui (Mazza, ndr) c’ha il padrone ... unico padrone ... Giacinto Mariani». In un’altra intercettazione un architetto dice che Mazza è «di fatto “guidato” dal vice-sindaco Mariani». E ancora, il medesimo Mariani che per due assessori intercettati  Cianfrone e Milani, ricopriva «di fatto un ruolo di maggiore rilevante importanza rispetto a quello rivestito dal neo Sindaco Mazza».

Intanto, sempre giovedì, il gip  ha interrogato Lugarà, il quale ha riferito che i suoi «erano solo consigli di voto leciti» a due consiglieri. Le pressioni sul sindaco invece erano motivate dal fatto che lo sblocco della pratica del supermercato  era «un atto dovuto e legittimo». Lugarà ha poi spiegato che con Mario Mantovani, ex vicepresidente lombardo e indagato per corruzione, ha «un rapporto di amicizia che dura da 20 anni». ANDREA SPARACIARI

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