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Di Costanzo: Tolleranza o terrore? A noi la scelta

L’Intrusa/Raffaella Giordano/Leonardo Di Costanzo

CINEMA Che cosa si può fare in un centro che si occupa di far giocare i bambini, lontano dalla strada e dalle prepotenze  della camorra se non accogliere una giovanissima mamma con un neonato e una bimba? Accoglierla perché quel luogo nell’inferno napoletano è nato per questo. Ma che succede se la donna è la moglie di un camorrista assassino appena finito dietro le sbarre? È su questo cortocircuito tra paura e accoglienza che punta il riflettore Leonardo Di Costanzo (già vincitore del David di Donatello col suo film d’esordio L’intervallo) ne L’intrusa, presentato allo scorso festival di Cannes e da giovedì in sala.

Si parte da una donna e si arriva all’attualità che brucia, che ci impone ogni giorno di scegliere...
Sì,è  la scelta dell’oggi tra  tolleranza e terrore e ciò che spesso ne segue: l’altro, l’estraneo, viene percepito come un pericolo,a volte anche da chi dovrebbe proteggerlo.

Avete parlato con presidi e operatori di strutture del genere?
Abbiamo parlato con molti  presidi e lavoratori del sociale e in tanti mi hanno detto che spesso purtroppo succede che per salvare qualcuno, devi escludere altri. La protagonista del mio film è una donna che avrebbe bisogno non meno dei bambini tolti dalla strada, lei e i suoi figli ma alla fine subisce l’esclusione.

E non c’è soluzione?
No, tutti i personaggi hanno le loro ragioni, non ci sono buoni e cattivi, non ci sono eroi e io  non ho voluto prendere posizioni, ma mettere in scena un dramma che non ha soluzione insolubile, che può somigliare a una tragedia greca.

 

SILVIA DI PAOLA

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