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Da Delpini mano tesa a ebrei, islamici e atei

DUOMO Mario Delpini da Gallarate, 66 anni, ha finalmente fatto il suo ufficiale ingresso nella diocesi. Dopo la nomina dello scorso 7 luglio e la presa di possesso canonica della sede arcivescovile dello scorso 9 settembre, mancava solo l’ultimo gradino. Un percorso iniziato in preghiera, ieri mattina presto, al carcere di Opera. Proseguito alla Basilica di Sant’Eustorgio, “porta” dell’arcivescovo in omaggio alle radici palocristiane milanesi, davanti a centinaia di catecumeni. E conclusosi in Duomo, davanti alle massime autorità, al predecessore Scola, a seimila fedeli. Fin dalle parole pronunciate a Sant’Eustorgio, Delpini ha scelto il taglio spiccato del “pastore”: «Usciamo da questa chiesa, entriamo in città, andiamo incontro a tutti, per portare, a ciascuno, ogni giorno, la speranza della vita eterna e felice». Molto attesi i passaggi dedicati alle altre fedi religiose. Nell’omelia in Duomo si è rivolto agli ebrei, da cui «abbiamo ricevuto la fede, la preghiera, la sapienza», e ai musulmani, cui viene esplicitamente estesa la formula di saluto «fratelli e sorelle»: «Riconosco qui convenuti uomini e donne che pregano Dio secondo la fede islamica e altre tradizioni religiose che vivono qui tra noi e lavorano e sperano il bene, per sé e per le proprie famiglie. Anche a loro mi rivolgo con una parola che è invito, è promessa, è speranza di percorsi condivisi e benedetti da una presenza amica di Dio». E un invito all’incontro, «con la speranza di una intesa», è rivolto anche a chi non crede.

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