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I giovani “medici” hi-tech dell’ulivo

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Innamorati della terra e dei suoi frutti, olio in testa. E appassionati di tecnologie, quelle che migliorano la vita di tutti i giorni. Dai banchi universitari alla startup agritech che prende il nome dalla dea greca che trasformava ogni cosa in olio: così due giovani amici 23enni stanno pensando alla salute degli ulivi di tutto il mondo grazie alle nuove tecnologie. Lavorando sulla precision farming, ovvero sull’agricoltura di precisione. Perché con l’aggregazione dei dati riescono a monitorare lo stato di salute delle piante.

«Abbiamo costruito uno strumento per facilitare la vita del produttore nel settore olivicolo. Grazie ad una stazione metereologica dal campo il dispositivo va a rilevare i dati, che invia poi col wi-fi al nostro sistema. Così sappiamo quando si presenta una malattia e riusciamo a migliorare il lavoro dei produttori», precisa Giovanni Di Mambro, 23enne romano e studente di economia all’università La Sapienza di Roma, co-fondatore della startup Elaisian insieme a Damiano Angelici, produttore agricolo. La loro impresa consiste in un dispositivo elettronico con sensori che vanno a rilevare diversi dati agro-meteo: si va dal livello di umidità al tasso di pioggia, fino alla temperatura. Tutto in tempo reale. I dati vengono poi processati per diventare uno strumento utile per orientare il lavoro del produttore. Che può visualizzarli online, con notifiche che arrivano stile Facebook. «I messaggi di allerta vengono inviati anche via mail o sms sul proprio smartphone». Oggi queste tecnologie consentono a Damiano di monitorare al meglio le sue quattromila piante di ulivo in alta Sabina. «Con il nostro servizio riusciamo a leggere i dati dopo averli aggregati. E quindi a prevenire malattie e infezioni delle piante», afferma Giovanni.

Ecco l’agricoltura di precisione, che ottimizza le produzioni attraverso le nuove tecnologie. «Il nostro obiettivo è salvaguardare la cultura olivifica. D’altronde l’Italia è il secondo Paese al mondo per produzione di olio. E peraltro il nostro olio è un made in Italy con un marchio riconosciuto ovunque». Efficienza per una maggiore sostenibilità, quindi. Così ad esempio si migliora il processo di irrigazione, che prima era legato all’occhio umano.  «D’altronde ogni anno si perde il 60% di produzione perché non si interviene nel processo di cura delle piante. Prima si andava a naso, oggi si digitalizza tutto il processo del fare agricoltura». Giovanni e Damiano hanno già raggiunto con il loro servizio i produttori di sei regioni italiane. E hanno ricevuto richieste da Brasile, Turchia, Portogallo. Perché il futuro passa dalla salvaguardia della terra. Che oggi può essere curata anche dalle tecnologie digitali.

Giampaolo Colletti

@gpcolletti

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